The Musical Week (29)

Per parlare di prezzi dei concerti, visto che Daltrey viaggia intorno ai € 90,00 e che per i Cure all’ippodromo di Capannelle (non il vostro teatro ideale…) occorrono tra biglietto, diritti e “pizzo” circa € 70,00… per James Taylor all’Auditorium di Roma siamo sugli € 80,00…, ed ancora mi devo riprendere per gli oltre € 200,00 che chiedevano per le prime file di Elton John… riporto quanto scritto sul mai abbastanza rimpianto blog “Mille e una Notte (rock)” dell’amico Zat. Era il 1 marzo 2005.

DECOLLA L’OFFENSIVA CONTRO IL CARO CONCERTI

Stamattina ho trovato sulla Stampa un magnifico pezzo di analisi sul prezzo dei concerti. Credo sia la prima volta che un giornale nazionale affronta questo tema in modo così chiaro e sincero. Adesso bisognerebbe scrivere all’Antitrust per intervenire. La prevedendita è un furto! (segue articolo dal giornale torinese)

Francesco Spini

MILANO

Palasport di Milano, 14 e 15 settembre 1984. Le due date, per chi mastica di musica e soprattutto di Queen, sono memorabili, gli ultimi e finora unici concerti italiani del gruppo nel nostro paese. La voce, inconfondibile, era quella di Freddie Mercury. Forum di Assago, prossimo 5 aprile, anno 2005. Tornano i Queen. Freddie Mercury non c’è più, la guest star questa volta è Paul Rogers. L’altra novità è che i Queen sono diventati molto più cari di vent’anni fa. Basta recuperare un biglietto dell’epoca. Difficile per tutti, non per il fan club ufficiale italiano dei Queen, il «We will rock you» di Berbenno (Sondrio), che per noi rispolvera il ticket d’antan. Il prezzo? La stampigliatura segnala 15 mila lire. Rivalutando la moneta secondo i coefficienti Istat, oggi la sommetta chiesta al botteghino equivarrebbe a 17,48 euro. Proviamo ad andare alla rivendita più «centrale» di Milano. Store della Ricordi, Galleria Vittorio Emanuele II. All’interno c’è un angolo dedicato alla vendita dei concerti, gestito dalla Box Office Italia. Il prezzo è triplicato: la richiesta minima è di 51,75 euro, vale a dire tre volte tanto rispetto all’84.
Benvenuti nel mondo dei concerti: prezzi dei biglietti alle stelle, scarsa concorrenza tra chi li vende e ticket praticamente inscindibile dalla sua prevendita. I Queen sono un caso, uno dei tanti, in un universo – quello dei concerti – sempre più ricco, che lo scorso anno ha visto gli incassi crescere del 50% sul 2003, per una cifra che sfiora i 150 milioni di euro. Un dato confermato anche dal recente boom di richieste per il concerto degli U2.
Al botteghino milanese ci snocciolano i prezzi per il gruppo di “We are the Champions” e “Bohemian Rhapsody”. Se proprio vogliamo esagerare c’è la «tribuna gold», di nome e di fatto, che costa 86,25 euro. A scendere c’è il parterre o del primo anello con posti non numerati a 63,25 euro, seguito dalla «piccionaia» al secondo anello per cui sono richiesti comunque i 51,75 euro sopramenzionati. Con un problema: la commessa non è in grado («non li conoscono neppure io») di dire quanto si paga di biglietto e quanto di prevendita.
Scoraggiati, ci rivolgiamo a Internet. Andiamo su TicketOne, tra le più famose rivendite di biglietti che vende anche online, e scopriamo che il costo è identico. Il valore della prevendita non dichiarato da Box Office qui invece è palese, pari al 15% del biglietto. «A meno del 15% non si trova – confermano dalla Barley Arts, società promoter del concerto dei Queen -. Noi non possiamo imporre un prezzo, consigliamo il ricarico suggerito da Assomusica». Che dal canto suo spiega: «Il 15% è il ricarico standard ed è pure il tetto massimo che consigliamo – dice Roberto Meglioli, presidente dell’associazione italiana organizzatori e produttori di spettacoli di musica dal vivo -. Ma in assenza di una legge che regoli la materia c’è chi applica ricarichi superiori, chi fa pagare il costo della carta di credito, la spedizione del biglietto».
Far West, insomma. Tanto che anche a Torino, Teatro Colosseo, la storia si ripete pari pari: il 7 marzo si esibiscono Crosby & Nash, quel che resta dell’icona anni settanta del folk rock made in Usa che formavano insieme a Still e Young. Il punto è che anche a rivolgersi allo stesso teatro chiedono oltre al prezzo del biglietto i diritti di prevendita, 15 per cento ovviamente. Succede così ovunque? No. Vecchia Inghilterra, isola di Wight: al Festival dello scorso anno (Who, David Bowie, Stereophincs) il biglietto in prevendita costava meno di quello comprato il giorno dell’evento. Il motivo è semplice: gli organizzatori hanno interesse a incassare prima il denaro e di averne quindi la disponibilità immediata. Un ragionamento che in Italia nessuno considera, come dimostra il caso Colosseo a Torino e come dimostra pure il caso U2: 62 mila biglietti venduti per la sola seconda data milanese (21 luglio) significa avere in pancia milioni di euro per cinque mesi. Più prevedendita, ovviamente.
Del resto anche chi tenta il colpaccio di comprare il biglietto nudo e crudo direttamente al concerto, la vita è dura. Spiegano sempre alla Barley Arts: «Dipende dagli eventi; talvolta lasciamo 500 o mille biglietti alle casse del luogo del concerto, altre volte no. Nel caso dei Queen, ad esempio, non abbiamo ancora deciso. E comunque nessuno ci obbliga a farlo: talvolta le casse non aprono neppure». Risultato: la prevendita diventa di fatto parte integrante di un prezzo già salatissimo.
«La questione dei caro-biglietti – spiega Meglioli – e della sua crescita esponenziale nel tempo non è guidata da motivi economici, quanto dall’evolversi della passione emotiva degli appassionati». In pratica si acquista ormai a qualunque prezzo e chi vende se ne è ben presto accorto. Così, stando ai dati Assomusica, nel 2004 il rincaro rispetto al 2003 è stato del 13,03%. Altro che inflazione.
Per il settore, Assomusica chiede da tempo, insieme al venir meno dei «misuratori fiscali» per il settore una legge che stenta ad arrivare. All’interno di questa vorrebbe la soppressione dei misuratori fiscali e «la costituzione di una rete di prevendita certificata, dove insieme ad un alto standard di servizio e di informazione sia garantita la certezza del prezzo del biglietto, regolamentati diritti e rimborsi agli spettatori». Finora però regna la deregulation e contemporaneamente la concorrenza latita. L’Antitrust in tutto ciò è rimasta a guardare. Per quanto, ancora?

Alla fine la quarantina di euro necessari per Springsteen.. diventano un affare… appresso qualche Springsteen live… 1978, 1984, 2002 e 2009

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