Il Muro (che pianto)

22 agosto 2011:

”I lavori per il sottopasso dell’Ara Pacis prenderanno il via a gennaio prossimo. Dureranno circa un anno, forse 14 mesi, e comprenderanno anche l’abbattimento del famoso muro che copre le chiese barocche”. (link)

29 maggio 2012:

«Anche il progetto di abbattimento del muro che oscura le chiese di San Rocco e San Girolamo è a sua volta motivo di grande soddisfazione.». (link)

8 marzo 2013:

«Abbiamo deciso di sospendere il progetto dell’Ara Pacis. Con i fondi previsti per i lavori, 1,8 milioni di euro, finanzieremo la manutenzione straordinaria di tre scuole di periferia». (link)

I risultati delle recenti elezioni politiche, in vista delle prossime amministrative romane, non hanno nulla a che vedere con questa decisione, ostinatamente tardiva e – comunque – condivisibile.

italiani incapaci di governarsi

Alberto Sordi è stato uno straordinario interprete della vasta gamma di piccole miserie e bassezze che hanno caratterizzato la società italiana nella seconda metà del XX secolo. La sua straordinarietà interpretativa, sotto la regia e nella sceneggiatura di grandi autori, ha prodotto esempi di straordinario valore artistico e sociale. Negli ultimi anni della sua carriera si diede sempre più alla scrittura ed alla regia con risultati, a mio modestissimo parere, assai meno pregevoli.

In quegli anni di inizio del “tramonto” –  nel 1989 – Alberto Sordi concesse un’intervista a Fortune che, nella sua “rusticità”, ci mostra un uomo la cui capacità di analisi della società che gli stava intorno (tutt’altro che un recluso…) è impressionante, letta con gli occhi contemporanei.

“Ma state attenti, non c’è niente di peggio che diventare poveri dopo essere stati ricchi”.

“No, non avevo detto che è brutto essere poveri. Se nun magni ’a sarciccia pe’ sta’ attento, stai attento: non è brutto esse’ poveri, è brutto diventarlo”.

“Per dire, la domenica andavo alla Galleria Colonna (oggi si chiama Galleria Alberto Sordi, ndr), perché c’era l’orchestra che suonava il jazz, lì al caffè Aragno. Noi ascoltavamo in piedi, ma c’era gente ai tavolini con certe coppe de gelato… Quanto ho desiderato quel gelato! Non c’era risentimento, solo il desiderio di potermelo un giorno permettere anch’io. Sì, ammiravo i ricchi, volevo diventare come loro”.

“E poi gli italiani hanno perso la misura del denaro. Accendono la tv, uno chiede chi è l’eroe dei due mondi,quello dice Garibaldi, e bravo, lei ha vinto 20 milioni. Con una naturalezza! E così non ci resta che l’esibizionismo. Vogliono andare in televisione, tutti, io l’avevo capito già negli anni 50, ti ricordi quel film, Domenica è sempre domenica? C’era un industriale ricchissimo che non aveva altro per la testa che andare al Musichiere con Mario Riva. Si compra di tutto per esibizionismo, ci si rovina per esibizionismo. Portare i regazzini a scuola con la macchina, è esibizionismo. È colpa della tv se la vita è diventata un grande palcoscenico, esibirsi è diventata regola di vita”.

“Ma se fossi stato avaro, o avido, avrei fatto la pubblicità, e invece ho sempre detto di no, ho calcolato di aver detto no ad almeno 50 miliardi di lire. E sai perché? Usare la notorietà regalatami dal mio pubblico per convincere quello stesso pubblico a comprare qualcosa mi sembrava una mancanza di rispetto”.

Da leggere tutta – sino alla fine – su Il Fatto Quotidiano.

Bianco e nero

Gabriele Basilico lascia un eredità fatta di migliaia di straordinarie immagini di architettura e paesagio, quasi tutte in bianco e nero, e scattate con in mente la nitidezza e dettaglio che solo il banco ottico può dare. La maestria tonale delle sue riprese, unita a quella degli sviluppatori e stampatori, ci lasciano un vero e proprio vademecum della fotografia in cui panorama ed architettura si confondono, ed in cui la presenza umana è del tutto irrilevante.

Ovviamente consiglio di cliccare l’immagine ed ingrandirla il più possibile.

Roba per vecchi

2013Bob-Marley-artworkTapeGallery030113_0Sotto i 20 anni, a meno che non studiate archeologia, non avrete neanche idea di cosa significhi C-90 e cosa sia una “cassetta”. Ad una certa età potreste ricordare quel tragico momento in cui il nastro magnetico usciva dall’allineamento del trascinamento (il “pressore” si chiamava capstan, o qualcosa di simile…) e si avvolgeva nelle “spire ella morte” che segnavano la fine della vita di quella “cassetta”.

I più appassionati passavano un po’ di tempo con una penna Bic (quelle tonde erano inutilizzabili…) per provare a riavvolgere e sistemare il tutto…

Qualcuno ha provato a rendere quella piccola tragedia un’opera d’arte… su NME.

C’è Cultura e qultura….

È con amara soddisfazione che ho letto quel che scrive oggi su il Corriere.it Edoardo Sassi a proposito di un certo “modo” di fare cultura (ma la cultura… la si “fa”? Come i lavandini o le scarpe?). Non sono un esperto, ma non occorre esserlo per vedere come in gran parte delle attività museali ed espositive romane, la componenete “marketing” ed “incasso” sia decisamente prevalente sulla qualità della mostra stessa.

La signora della danza

Ricordo Vittoria Ottolenghi nel fulgore massimo della sua attività di organizzatrice (accanto alla sua “controparte” Alberto Testa) del settore danza al Festival dei Due Mondi di Spoleto tra gli anni ’80 e ’90. Inventori della “Maratona di Danza” in cui si alternavano sullo stesso palcoscenico i più grandi danzatori del mondo, mi hanno consentito di vedere danzare Carla Fracci, Rudolph Nureyev, Luciana Savignano, Elisabetta Terabust, Michail Baryshnikov, David Parsons, Micha Van Hoecke…  quanti… troppi! Vittoria Ottolenghi era una signora di squisita gentilezza e piacevolissima conversazione. È morta ieri a 88 anni.

60 anni dopo

È una storia fuori dall’ordinario e una sfida alla logica della “normalità”. È l’immagine tenera e geniale di un piccolo ebreo di Buenos Aires, dotato di un talento musicale formidabile e incredibilmente precoce. Quel bimbo di 10 anni dal volto paffuto e in pantaloncini corti esegue Bach, Mozart e Schumann seduto al pianoforte, sulla scena del Teatro Eliseo, che in quella sera di sessant’anni fa (20 dicembre 1952) ospita la stagione della Filarmonica Romana. Spiccano, sul programma di sala, i giudizi estasiati che già gli dedicano musicisti quali Arrau e Celibidache. Il suo destino prodigioso è segnato.

LEONETTA BENTIVOGLIO da La Repubblica

La carriera di Daniel Barenboim, Iniziando così il suo rapporto con l’Italia, non poteva che mantenersi legata al nostro paese. Tanto da potergli permettere episodi simili…:

Qui sotto un “masterclass” su Beethoven…

e da questo collegamento l’integrale delle 32 sonate di Beethoven (sono video singoli, ma riprodotti uno dopo l’altro)