Questo e quello, per me pari sono

Accumulate le domande, fornisco due risposte. La prima è burocratico-procedurale: compiere scelte che sembrino benevole per quel detenuto, sebbene legittime e fondate, espone a critiche e attacchi altrimenti impossibili per altri detenuti. Amplificate dall’attenzione dei media e da qualche non celabile applauso al passaggio. Giratela come vi pare, ma questo fa venire meno l’uguaglianza dei cittadini innanzi alla legge. La seconda è politica, quindi non riferibile al giudice che segue l’esecuzione della pena: c’è tanta sensibilità pubblica perché si ha la sensazione che l’interdizione perpetua dai pubblici uffici non basti ad arginare la possibile mareggiata di consenso. Un politico che riconosce la supremazia della legge e l’inevitabilità della pena, pur professandosi non colpevole, i cui successori hanno fatto di tutto per cercare di farlo apparire come un gigante. Un protagonista della politica clientelare e spendacciona, seguito da emuli peggiori, più clientelari e spendaccioni. Questo crea una miscela esplosiva.

Queste le risposte che Davide Giacalone da alle domande che potrete leggere sul suo post. Ho tolto dalla citazione i nomi ed il contesto, per non influenzarvi. Meditate gente, meditate.

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