Perché rinunciare alla pena di morte 

Oggi il Boston Globe pubblica uno scritto di Bill e Denise Richards, genitori di piccole vittime dell’attentato alla maratona di Boston del 2013.

Si propone che il Dipartimento di Giustizia non chieda la pena di morte per il colpevole, ma invece lo condanni all’ergastolo senza possibilità di rilascio. I coniugi Richards argomentano variamente, e spesso in modo condivisibile, la loro proposta ma, a ben vedere, non usano mai l’argomentazione principe, e che per me sarebbe la prima: “non uccidere”. Mai. Nessuno. Per nessuna ragione.

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3 thoughts on “Perché rinunciare alla pena di morte 

  1. Beh, io alla pena di morte sono favorevolessima, anzi, la estenderei anche ai reati meno gravi. Tu dici che l’argomento principe è non uccidere mai, nessuno, per nessun motivo, e poi magari mangi carne, il che mi sembra profondamente incoerente.

    • Non mi pare ci sia incoerenza. Mi pare piuttosto ci sia una bella differenza tra la vita di un essere umano e quella di un pollo concepito, nato e cresciuto per essere mangiato. Ma se per te è uguale…

      • Piucchealtro, se l’italiano non è un’opinione, avrebbe dovuto scrivere “FATTO concepire, FATTO nascere e FATTO crescere per essere mangiato”. Perché col suo ragionamento potremmo mettere su anche un bell’allevamento di esseri umani, concepiti, nati e cresciuti apposta… ah, no, dimenticavo, noi siamo superiori!

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