Polvere.

Polvere siamo e povere ritorneremo. Io, tu, loro. Persino i Casamonica.

Mi sorprendono le forti dichiarazioni di questo e di quello sull’onda dello sdegno per la storia del funerale dell’anziano Casamonica. Io, ma sono un caso patologico, non ho ancora capito dove sia lo scandalo…, o meglio, di cose sgradevoli ed inopportune ce ne sono a bizzeffe… per carità. Ma dalla famiglia Casamonica è lecito non attendersi un comportamento teso all’understatement, alla sobrietà. Ma i reati? Dove sono? Mi sfugge l’oggetto di tanto scandalo. In questo resoconto del Corriere ci sono tante “pacchianate”, tante cose sgradevoli… ma reati? Nulla, salvo – da accertre – il transito dell’elicottero.

Poi ci sono i retroscenisti, quelli che leggono il funerale come un messaggio al colto ed all’inclita per riaffermare la potenza del clan ed il controllo sul territorio. Ma, non fosse stato per la canizza suscitata dagli organi di stampa, voi – per dire – delle esequie del Casamonica ve ne sareste accorti?

Il Messaggero riassume la vicenda, e gli ultimi 30 anni di vita pubblica italiana:

Il quadro sembra essere quello di sciatterie e sottovalutazioni sommate assieme.

Mia zia, ed il Santo.

Mia zia era molto devota alla Madonna, ed era molto legata alla chiesa di Sant’Andrea delle Fratte. In questa chiesa si ricorda, in un altare minore, padre Massimiliano Kolbe ed il suo martirio in un campo di concentramento nazista.

Non sapevo molto di lui, nulla… diciamo. Lacuna colmata da Leonardo Tondelli che ne traccia un ritratto, forse poco agiografico, ma certamente “vivido”.

Edoardo, o l’elogio del politicamente corretto…

Edoardo Luttwak non è uno che le manda a dire, lo sappiamo. Una bella intervista su Lettera43 ce ne da, se necessario, conferma:

R. Il 75% degli iraniani è contrario al regime, ma quando hanno fatto la loro rivolta, l’Onda Verde, sono stati soppressi con poco. Sono bastate un po’ di bastonate e sono andati tutti a casa. Hanno arrestato i loro leader e li tengono ancora in galera, senza che nessuno protesti. Questa non è una popolazione che fa paura ai governanti: queste sono pecore. E i governanti lo sanno.
D. Pecore non pare una definizione corretta per chi scende in strada, sfida il regime e si fa prendere a botte. Al posto di bollarli come pecore non andrebbero aiutati?
R. Invadere l’Iran può aiutarli, in effetti.

….

D. Di tutta la schiera dei candidati alla Casa Bianca, quanti sono pronti a tornare e a sostenere una politica così aggressiva?
R. Nessuno. Quella fase è finita. Tutti hanno capito che quando c’è l’Islam di mezzo è inutile bombardarli, è inutile aiutarli ed inutile usare metodi diplomatici.
D. Dunque?
R. Bisogna uscire dal Medio Oriente e concentrarsi sulla zona dell’Asia pacifica, dove la gente lavora e non va in giro con un asciugamano in testa e un lenzuolo sul corpo senza fare un cazzo. Nei Paesi del Pacifico asiatico ci sono amici, ci sono contendenti e ci sono competitori. In America tutti sono d’accordo sull’importanza di focalizzarsi su quest’area.
D. Abbandonando il Medio Oriente?
R. Nella zona islamica il sistema americano non funziona, perché loro non vogliono sviluppo.
D. Forse non vogliono lo sviluppo che l’America ha provato a imporre.
R. Il loro concetto di sviluppo è andare in moschea cinque volte al giorno con un asciugamano sulla testa, stando seduti sopra pezzi di petrolio e aspettando che gli stranieri vengano a fare per loro. Gli americani hanno capito che questo sistema non va bene.

R. In tutti questi anni l’America si preoccupava della produzione petrolifera solo per i suoi alleati, non per se stessa. Gli Stati Uniti importavano dal Canada, dal Messico e dal Venezuela. Nessuno in America ha mai fatto una guerra per il petrolio.
D. Non è facile dimostrarlo.
R. La guerra per il petrolio è una convinzione dei cretinetti della sinistra europea. Se l’America avesse combattuto per il petrolio si sarebbe occupata dei pozzi: nell’invasione dell’Iraq invece c’era un cospicuo disinteresse per i giacimenti. Non si son visti marine difendere pozzi e nessuna compagnia americana ha ottenuto concessioni.
D. Però ci hanno provato. E si puntava al business della ricostruzione.
R. La ricostruzione non è stata ancora fatta e, ripeto, non c’è nessuna concessione americana in Iraq: ci sono cinesi ed europei, ma non gli Usa. Quest’idea che gli americani fanno la guerra per il petrolio è una spiegazione da leninismo del 1921. Non c’era alcun interesse dietro a quella guerra.
D. E gli appalti, per esempio quelli della Halliburton di Dick Cheney, ex Ceo della società e vicepresidente Usa ai tempi della guerra?
R. Halliburton si occupava della logistica delle forze americane. Non aveva niente a che vedere col petrolio.
D. Qual era dunque il guadagno per gli americani per una delle guerre peggiori della loro storia?
R. Zero.
D. Zero?
R. L’illusione della democrazia. Tant’è vero che c’è stato un dibattito in Senato e io ho persino preso parola dicendo di non invadere l’Iraq perché non c’era alcuna chance che senza un dittatore le cose migliorassero. Un membro dell’Amministrazione mi disse: «Questo è razzismo». Io risposi: «No, è cultura». Ma all’epoca non si poteva discuterne. Ora si sa: da lì il rifiuto di intervenire in Siria e di non impegnarsi troppo in Medio Oriente.

storie di basket agostano

Da appassionato ho imparato che, nelle serate d’agosto, girano per l’Italia molte squadre di università americane che uniscono studio e preparazione per la prossima stagione. Lo scorso anno avevo visto Michigan ed avevo raccontato la storia di Austin Hatch.

Ieri sera ho visto Georgetown, una delle migliori università americane e una delle migliori squadre di basket, con una particolare enfasi sulla preparazione nel ruolo di “centro”. Hanno giocato contro una discreta selezione di italiani e, al solito, hanno dimostrato in 2 minuti che quello che giocano loro è un altro sport: tecnica, potenza, agilità, velocità e determinazione sono ad un livello talmente diverso da rendere impietoso ogni confronto.
Con la maglia numero 33 giocava Trey Mourning, diciannovenne figlio di Alonzo Mourning (anche lui uscito da Georgetown) un campione NBA che ne ha vissute di ogni…

MIAMINel 2000 a Mourning viene diagnosticata la glomerulosclerosi segmentaria e focale, una malattia che colpisce i reni. Mourning si sottopone a cure molto pesanti che gli consentono di giocare soltanto 13 partite nella stagione successiva. L’anno dopo i medici danno il beneplacito per il ritorno in campo del centro degli Heat che anche se non torna forte come prima dà un notevole contributo alla squadra

Mourning nell’estate 2003 decide di cambiare aria e si accasa ai New Jersey Nets del suo amico Jason Kidd. Alonzo riesce però a giocare solo 12 partite con la nuova squadra: i medici lo fermano perché le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate. Mourning annuncia il ritiro e si sottopone ad un trapianto di rene. Il recupero dopo l’operazione è incredibilmente veloce e Mourning si allena per tornare in campo.

Tra lo stupore generale Alonzo torna in campo all’inizio della stagione 2004-05, sempre con i Nets.

Giocherà altri 3 anni.

Chi cazzo vuoi che se ne accorga? Io. (20)

Il conduttore radiofonico è Enrico Silvestrin, uno di quelli impegnati, di quelli che “ci credono”, a me non piace… ma ha successo e.. buon per lui. Sta parlando di omosessualità e, citando una statistica pubblicata ieri da molte testate, riferiva di come un ragazzo inglese di due ammettesse di

..provare pulsazioni omosessuali

Pulsioni, benedetto ragazzo, pulsioni.

Prego, s’accomodi.

L’ho incontrata in tarda mattinata e, nonostante non fosse il mio tipo, ne sono rimasto affascinato, stregato direi. Una così non l’avevo mai incontrata prima… giovanissima, eppure con quell’aria di chi già sa come va il mondo, di chi ha una certa esperienza. In certi casi sono gli sguardi che contano, le impressioni, le sensazioni… non le misure. E devo confessare che si è trattato di amore a prima vista. Le misure, che pure erano perfette, con ogni curva al punto giusto, sono passate in secondo piano non appena ho sentito la sua voce. Era dietro di me e mi ha chiesto di farla passare.

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