CI avrei giurato…

… ma bisognava vedere di persona. Sono andato all’EXPO 2015.

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Prima di andarci ero perplesso: che senso può avere, oggi, una manifestazione come EXPO che non fa altro che presentare ai visitatori un gran numero di paesi del mondo, mettendoli di volta in volta sotto la prospettiva del tema scelto (questa volta l’alimentazione), in un mondo così pieno di informazioni a portata di dita? Mha… mi son detto che non è corretto criticare senza aver prima provato. Ho provato. Senso? Nessuno.

Arrivo con il più semplice dei mezzi pubblici: la metropolitana (necessaria integrazione del biglietto perché.. si, è l’EXPO di Milano, ma è fuori dalla cerchia di Milano. Evvabbè…

Nonostante il giorno feriale c’è una certa fila ai controlli biglietti e bagagli… ma nulla di trascendentale. Una volta entrati si segue un percorso di  circa un chilometro (parzialmente coperto) per raggiungere l’area di EXPO vera e propria. Questa è contraddistinta dal “Decumano” (l’asse principale su cui affacciano la gran parte dei padiglioni) lungo 1,6 km ed il “Cardo” (una traversa centrale che ha l’Albero della Vita come sfondo) di circa 600 metri. Da camminare c’è tanto. Ma anche tanto da star fermi in piedi, in attesa di entrare nei padiglioni più gettonati. La gran parte di questi offre informazioni piene di sconvolgenti novità: la frutta e la verdura fanno bene, bisogna moderare l’assunzione di carboidrati e proteine animali, bisogna mantenere un equilibrio tra sviluppo e conservazione delle risorse naturali… ho avuto modo di controllare che, su una parete del padiglione dell’Angola, la ricetta per il sugo di pomodoro è simile a quella in uso a casa mia… Sconvolti da tali rivelazioni, e stanchi dalle camminate ci si può rifocillare nei molti “spacci” delle tradizioni locali che spesso circondano i vari padiglioni: un panino da un foodtruck made in USA, una zuppa di rape rosse dal padiglione polacco, un cartoccio di patatine belghe od olandesi… il tutto con una caratteristica comune: prezzi esorbitanti. Ovunque.

Augurarsi di trovare una giornata di bel tempo, ché con la pioggia tutto diventa più complicato e di difficile utilizzo: ci sono padiglioni all’aperto (Olanda, ad esempio) e le coperture del Decumano e del Cardo sono solo per schermare il sole, ma sotto ci piove comunque. Ci sono poi le leggende metropolitane… come quella che dice che il bel padiglione del Marocco, nel riprendere gli stilemi africani, si è spinto ad usare un impasto di sabbia e aggreganti per le pareti… poco “idrofilo”.

Rimane la domanda se una cosa del genere abbia ancora un senso – oggi. E capire perché per avere certe infrastrutture o certi servizi (il treno AV fino alla Fiera) sia necessario un baraccone come EXPO o, per Roma ad esempio, le Olimpiadi. Le esigenze dei cittadini italiani no? Per far star meglio i turisti stranieri…si?

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