Un sorriso, in tanta disperazione

La situazione è grave e, nonostante Flaiano, anche seria. I fatti di Parigi hanno portato un velo di cupezza, timori e disperazione. Ma un piccolo spiraglio di luce, un inaspettato sorriso, ci viene dalla regione Lazio che ha fatto sapere a tutti i direttori degli ospedali…

«Evitate che i pronto soccorso siano ingolfati da pazienti in attesa sulle barelle». Roma, in caso di una grande emergenza, non si può permettere di avere pronto soccorso nel caos, perché troppi malati stanno aspettando il ricovero.

Chiunque conosca i “Pronto Soccorso” degli ospedali romani non potrà che apprezzare la simpatica battuta. Ma non basta

dopo i fatti di Parigi, tutti i grandi ospedali romani stanno rivedendo i Peimaf (piani emergenza interna per un massiccio afflusso di feriti), perché tutti – dai medici agli infermieri – devono sapere cosa fare dopo un attentato.

Infatti…

Dopo i drammatici episodi di Parigi, è cresciuta l’allerta terrorismo anche nel nostro Paese e soprattutto a Roma… (…) Ma cosa prevede il Piano? Studiato a seconda delle competenze di ogni nosocomio, il Peimaf genericamente prevede quattro livelli di allarme: stato base, attenzione, pre allarme e allarme. Un attentato terroristico rientra in quest’ultimo livello, quello cioè in grado di affrontare una maxiemergenza entro un’ora da quando si è verificata. In un tempo massimo di sessanta minuti, quindi, viene creata un’unità di crisi coordinata inizialmente da un team leader di medicina d’urgenza che valuta il livello di allarme e poi successivamente dal direttore sanitario.

Sono costretto a segnalarvi che “i drammatici episodi di Parigi” s cui si riferisce l’ultima citazione non sono gli attentati dello scorso venerdi, ma la strage a Charlie Hebdò dello scorso gennaio; è un articolo del 17 gennaio 2015. Ovvero il piano, dopo 10 mesi, viene “rivisto”. Probabilmente perché , sino ad oggi, nessuno l’aveva “visto”.

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