non sanno cosa dire, non hanno argomenti

Lorenzo Cremonesi, da Corriere.it, racconta con amarezza di uno dei più inquietanti e preoccupanti “incontri” avuti con l’Islam radicale. No, non si tratta di un villaggio del nord della Siria, neanche dei barbari tagliatori di teste (foto, ma non ve la consiglio) del cosiddetto califfato. Non sono neanche quelli che gettano gli omosessuali dai piani alti dei palazzi.

L’incontro è avvenuto a Milano: aula magna dell’Istituto Tecnico Commerciale Schiapparelli. Dove trecento studenti delle ultime due classi, dunque quasi tutti in età compresa tra i 17 e 19 anni, sono riuniti per assistere a una lezione sulla nascita di Isis in Medio Oriente e le sue manifestazioni in Europa, tenuta dallo stesso Cremonesi e da Mara Gergolet.

Il racconto della reazione di una ragazza musulmana, che nega la tesi secondo cui si sta assistendo principalmente ad uno scontro all’interno del mondo islamico, tra sunniti e sciiti, è impressionante:

«È tutto spiegato nel Corano. Non servono altri libri, il Corano spiega tutto, dice tutto».

La ragazza, spalleggiata da una quarantina di correligionari, insiste con argomentazioni quantomeno discutibili…

«Sono una quarantina di studenti musulmani che la appoggiano sempre quando parla. Per noi è davvero difficile replicare. In genere gli studenti italiani restano zitti, non sanno bene cosa dire, non hanno argomenti», spiega Andrea, uno dei due rappresentanti degli studenti

Noi incalziamo: «Forse sarebbe il caso di studiare un poco di storia delle religioni. Ricordarci che la nostra cultura europea è anche figlia del Rinascimento e dell’Illuminismo. Occorre leggere i testi di Voltaire, ricordare Rousseau, andare a rivedere le radici del pensiero laico, l’ode al dubbio di fronte al dramma delle guerre di religione che tanto sangue ha versato in Europa nei secoli scorsi». Ma non serve a nulla. I toni degli argomenti ricordano un poco i dibattiti nelle aule delle nostre scuole investite dalle rivolte studentesche negli anni Settanta. Con la differenza però che ora c’è un Islam molto più agguerrito e tutto sommato importato dall’estero. Mentre la controparte pare molto debole, impreparata.

Bene o male l’incontro arriva alla conclusione, non senza che il gruppo islamico lasci in anticipo la sala.

Gli organizzatori sono soddisfatti. Tre docenti si dicono colpite dai toni del dibattito. Dice una professoressa: «È la prima volta che questi argomenti esplodono con tanta passione. In genere restano come soppressi, covano nell’aria senza venire alla luce» .

Davvero curioso che nessuno in quella scuola si ponga la domanda fondamentale: il fatto che questi argomenti non vengano alla luce in un confronto “quotidiano”, non suggerisce nulla? Quale è la formazione culturale con cui in quella scuola, come in tante altre, i ragazzi dovrebbero controbattere a certe affermazioni? Ed i docenti, che pure un pochino di preparazione in più, fosse solo per ragioni anagrafiche, la dovrebbero avere… hanno mai “argomentato” seriamente con quella ragazza o qualcuno dei suoi correligionari?

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