Una sporca faccenda

Nessuno sembra cogliere quello che è alla base della vicenda del cosiddetto “Murale di Kentridge”, l’opera che l’artista ha prodotto su un tratto di 500 metri dei muraglioni che fanno da argine al Tevere.

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Si discute come “salvare” l’opera dai gazebo che ogni estate richiamano sulle sponde del Tevere migliaia di turisti e romani in cerca di svago.

La nuova proposta dei commercianti per sistemare i gazebo sulle banchine del Tevere dando visibilità la murale di William Kentridge «Triumphs and Laments», è sul tavolo del gabinetto del commissario Tronca. «Abbiamo ridotto i gazebo da 59 a 34 modificandoli in altezza, posizionati con piazzole più ampie tra uno e l’altro per offrire la visibilità» ha detto Raffaele Apuzzo della cooperativa La Tredicesima. «I gazebo non avranno più le punte, l’altezza sarà ridotta da 3 metri e 50 a 2 e 70».

La controproposta è stata inviata il 10 giugno dopo che la Soprintendenza in accordo con il Campidoglio aveva stabilito lo scorso 1 giugno il divieto assoluto di posizionare stand commerciali lungo i 500 metri del fregio.

Si taglia e si cuce il gazebo, si alza, si abbassa, ma quello che nessuno evidenzia è che l’opera non è stata “dipinta” con un colore, una vernice o qualcosa di simile… è stata “disegnata” semplicemente “lavando” lo sporco che da un paio di secoli ricopre questa parte della città. Geniale, solo a Roma si riesce ad elevare lo sporco ad opera d’arte.

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