Morire qui

La triste storia dell’uomo morto di tumore al Pronto Soccorso dell’ospedale San Camillo di Roma, penosissima per tanti versi, mi pone alcune questioni, non tanto sulla vicenda, quanto sulle reazioni che essa suscita.

Perché quell’uomo era in un pronto soccorso? Non aveva avuto un incidente, od un malore improvviso. Sono solo io, o ricordate anche voi gli inviti a recarsi nei pronto soccorso solo per motivi che legati ad un’emergenza, e non per patologie che debbono essere affidate al medico del SSN. Nella mia famiglia, fortunatamente, non abbiamo una storia di tumori ed è per questo che quando ho scoperto che mio padre aveva un tumore con metastasi in vari organis, ono rimasto “scioccato”, senza saper cosa fare ed a chi rivolgermi. Ma dopo una settimana in cui mi ero informato, avevamo fatto analisi ed esami… avevo un quadro esatto di cosa fare, come affrontare la malattia e – soprattutto – con l’aiuto di chi.

Il pubblico non mi ha aiutato molto, mi ha costretto a portare mio padre, su una sedia a rotelle a metà novembre in un palazzo di piazza Indipendenza per un’esame di una commissione medica, per la concessione dell’assistenza domiciliare. L’esame si teneva in un terzo piano senza ascensore (dopo un po’ di “casino” è saltata fuori la chiave dell’ascensore).

Nel mio caso ci siamo affidati all’aiuto di Ryder Italia ONLUS, che aiuta malati e famiglie con un servizio (medico ed infermieristico) di grande livello scientifico e – soprattutto –  con grande spitito “umano”, con la serentità di trovarsi davanti qualcuno che sa cosa stai passando e cosa sta passando il tuo parente. Il tutto gratuitamente. Poi, quando dopo qualche settimana si è fatto vivo il centro per l’assistenza domiciliare, ci abbiamo rinunciato per non togliere opportunità ad altri che potevano aver bisogno di aiuto, e siamo rimasti con Ryder Italia, continuando ancora oggi noi ad aiutare loro.

È il servizio pubblico che non funziona, ogni servizio pubblico. Quando mia moglie, che avrebbe dovuto trascorrere 4 mesi in Antartide, si preoccupò di trovare assistenza domiciliare per suo padre immobilizzato in un letto con delle macchine che lo nutrivano e lo tenevano in vita fece richiesta di assistenza domiciliare presso la locale ASL, erano i primi di ottobre. Quando la richiamarono per concordare orari e date del servizio era maggio. Di 4 anni dopo. Eravamo in campagna elettorale per il nuovo sindaco di Roma e… evidentemente si raccatavano voti in ogni modo. Lei chiese alla donna che chiamava se non provasse un po’ di vergogna a fare certe telefonate, anche senza essere personalmente responsabile. Si, disse lei, ma che devo fare….?

Ecco, mi pare fuori luogo stracciarsi le vesti adesso…

Non è finita, lo sento!
Potrà cambiare il vento!
E sarà dolce, morire così?
Morire fuori, di qui!

(Reato Zero – 1977)

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