Lo Stato A, lo Stato B

Non si tratta del simpatico motivetto degli Elii, ma della dicotomia dello Stato. Italiano. Un piccolo racconto pre-natalizio che, senza avere intenzioni apologetiche, lascia il sospetto che il primo motore dell’evasione fiscale sia proprio l’ottusità dell’Agenzia delle Entrate, del soggetto che dovrebbe “accompagnare” i cittadini a pagare le tasse ed imposte (dovute), aiutandolo a districarsi tra leggi e regolamenti spesso non solo incomprensibili, ma proprio prive di ogni logica.

Il Signor Tizio, nel dicembre 2011, affitta un appartamento al Sig. Caio. Pagano l’Imposta di Registro ed il contratto “parte”….

Il Sig. Caio, ad agosto 2011, smette di pagare il canone.

Il Sig. Tizio, prevdente, ha inserito nel contratto la “clausola risolutiva espressa”, una clausola che prevede che il contratto è cessato al verificarsi di una delle conizioni elencate: il mancato pagamento del canone, in questo caso.

Ma non basta la parola di Tizio, occorre che ci sia un’Autorità che riconosca come vero il fatto e confermi la previsione contrattuale; e Tizio ricorre al Tribunale.

Tra un passaggio e l’altro è arrivato il momento di pagare l’Imposta di Registro sulla proroga annuale: da dicembre 2011 a novembre 2012). Tizio, sentito il parere di un legale, decide di non pagare perché il contratto è “legalmente” risolto all’agosto precedente (4 mesi  prima) ed è in attes del proniunciamento del Tribunale che dovrebbe solo confermare la richiesta di Tizio.

Il Tribunale, primavera 2012, riconosce le ragioni di Tizio e sancisce che il contratto è cessato con la prima inadempienza (agosto 2011). Stabilisce inoltre che Caio deve a Tizio i canoni non pagati ed emette un decreto ingiuntivo a favore di Tizio.

Messe insieme le carte il Sig. Tizio va all’Agenzia delle Entrate e fa registrare la risoluzione del contratto per sfratto per morosità del Sig. Caio. L’Agenzia le esamina, le acquisisce e certifica la risoluzione del contratto dando ricevuta con la data della presentazione.

Dopo 2 anni l’Agenzia delle Entrate si ricorda di aver emesso un decreto ingiuntivo e impone a Tizio di pagare l’Imposta di Registro sul decreto. Che non è stato incassato per insolvibilità del Sig. Caio. Morale: Tizio, che già ha dovuto pagare le tasse sui canoni non incassati, deve pagare il 3% dell’importo del decreto ingiuntivo – che non ha incassato e non incasserà.

A 29 giorni dalla scadenza dei termini quinquennali (31 dicembre 2016), l’Agenzia delle Entrate scrive a Tizio e gli dice più o meno: “Guarda che a dicembre 2011 dovevi pagare l’Imposta di registro sulla locazione con Caio. Volevi fare il furbo? Pagala! Con Sanzioni ed interessi!”

Il povero Tizio recupera la documentazione e va all’Agenzia delle Entrate per far valere le proprie ragioni. Per ogni evenienza si fa accompagnare da un avvocato. La Dirigente dell’Agenzia dice che a lei non interessa quello che ha stabilito il Trubunale: “Doveva pagare l’imposta a dicembre 2011!”

“Ma perché devo pagare a dicembre 2011 un contratto risolto ad agosto 2011?”

“Perché il Tribunale ha deliberato a primavera 2012, e dunque dopo dicembre 2011.”

“Si, ha deliberato nel 2011… ma la delibera dice che il contratto è chiuso ad agosto 2011! Conta anche cosa “dice” il Tribunale, non solo “quando” lo dice…, no?”

“No.”

“Come sarebbe a dire no?”

“No, a noi non importa nulla di cosa dice il Tribunale. A noi non interessa il Codice Civile, a noi interessa solo il Codice Tributario.”

“Ma, scusi, ammesso e non concesso che l’Imposta divesse essere pagata” – dice Tizio- “Io sono venuto da voi quattro anni fa, non ho nascosto alcun documento, voi avete acquisito le carte ed avete preso nota della cessazione del contratto… non me lo potevate chiedere allora il pagamento, invece di caricarmi oggi con sanzioni ed interessi?”

“No. Non abbiamo alcun obbligo. Abbiamo 5 anni di tempo.”

Ecco.. lo Stato A: il Tribunale Civile, lo Stato B: l’Agenzia delle Entrate. E poi lo Stato C.

C come cittadino, come coglione, come…

Difronte allo stupore ed all’incredulità di Tizio e del suo Avvocato, la dirigente ritiene di offrire una via di uscita: “Faccia ricorso!” Come dire “Mi faccia causa!” Sosumi..

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