Ciak! Se ne vada!

A Cannes è scoppiata la grana Netflix: la rete televisiva a pagamento ha sottoposto i suoi titoli alla selezione ufficiale e due sono stati accolti

Allora, vediamo di capire… Netflix, che trasmette online film, serie TV e stand up comedy, ha capito che è più conveniente, in termini di costi e di appeal per il suo pubblico, produrre in proprio. Quelli di Netflix si sono detti che almeno un paio di questi film da loro prodotti non eano male… anzi. perché non li proponiamo alla selezione del Festival di Cannes? Pare che siano piaciuti e sono entrati a far parte della selezione ufficiale: “Okja” e “The Meyerowitz Stories”. Solo che la decisione ha suscitato…

le rimostranze della stampa transalpina, preoccupata che Netflix non volesse distribuire i suoi prodotti nei cinema ma offrirli solo agli abbonati televisivi. (link)

A parte il fatto che non sono “televisivi” ma “online”… mi sorprende questa distinzione sul “mezzo” con cui il prodotto film (che è quello che partecipa al concorso) deve essere “fruito”. Quando esportano un Brie non mi pare si preoccupino molto se viene mangiato con una baguette o con una ciriola.

La continuità è noiosa

Il Post dedica un pezzo a Peter Greenaway, in occasione dei suoi 75 anni. Un po’ regista, un po’ pittore… artista, certamente. Come certamente anticonvenzionale e particolarissimo il suo approccio all’arte, alla cinemaotografia, all’espressione in generale:

«Penso che nessun giovane cineasta agli inizi dovrebbe avere il permesso di usare una macchina da presa o una videocamera senza avere prima frequentato tre anni di una scuola d’arte»

La sua prima cosa che vidi fu “I misteri dei giardini di Compton House” e rimasi “spiazzato” da un film che sembrava non avere capo, o coda… lo rividi poco dopo come “The Draughtsman’s Contract” (Il contratto del disegnatore) in inglese e mi parve essere un altro film… fui folgorato. Mi accorsi con il tempo che non era la “lingua” del film, ero io che cambiavo e che riuscivo a cogliere spunti, riferimenti, omaggi e piccole perle “sparse” nel fim. Per non parlare delle straordinarie musiche di Michael Nyman che facevano da colonna sonora al film. O forse era il film a a fare da colonna visiva alle musiche…

L’ho rivisto, dopo molti anni, pochi giorni fa, a 35 anni dalla sua uscita e, purtroppo, il tempo si fa sentire… anche se il rigore cinematografico ed il fascino estetico rimangono.

Ricomposto

Ieri sera sono andato a vedere The Arrival. Mi è piaciuto, molto (anche se ha una punto debole… troppo debole). Le musiche hanno una parte non secondaria, e mi sono piaciute. Oggi leggo su Studio un pezzo sul compositore: Max Richter. trovo su YouTube un suo brano in cui “ri-compone” le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi:

Adieu

È morto John Hurt, gigante “minore” della recitazione. Era in “A Man for All Seasons” (appresso, con i baffi da Village People), in “The Elephant Man” (appresso con Anthony Hopkins e John Gielgud – altri due scarsi…), era la sua la pancia che esplode in “Alien“, ed esplode ancora in “Spaceballs“… Una filmografia impressionante.

 

I tedeschi ci avrebbero trattato meglio

La Giornata della Memoria (Eh, si, siamo ridotti così male che per “ricordare” l’Olocausto abbiamo dovuto istituire una “Giornata della Memoria”) mi è tornata utile per ricordare (appunto) “Train de vie” un delizioso film di Radu Mihăileanu del 1998 che è la prova che si può ridere “con” l’Olocasuto senza le sguaiatezze di Roberto Benigni. Cercatelo, ne vale la pena.