in Italia, l’assurdo è normale

Della vicenda di Filippo Facci leggerete, se non avete letto…

Filippo Facci condannato e sospeso per aver criticato l’islam (link)

Sul “sistema” scrive Pierluigi Battista sul Corriere:

Il problema è che a decidere della liceità di ciò che ha scritto e addirittura a punirlo inibendogli per due mesi l’esercizio della professione sia chiamato un organismo per l’appunto nato nel clima del fascismo, in un’atmosfera per così dire poco favorevole all’ossigeno della libera stampa, e che si chiama Ordine dei giornalisti. (link)

(s)vincolo

La Soprintendenza di Roma pare si sia rassegnata a non far valere il vincolo che esisterebbe sull’ippodromo di Tor di valle. Via lbera al nuovo stadio.

Personalmente, pur convinto della necessità di tutelare il nostro patrimonio storico ed artistico, ho decise perplessità quando si intendono tutelare “beni” o manufatti che, se non abbattuti, sarebbero destinati al prerenne oblio.

Il tempio del trotto a Tor di Valle: “Non demolite il gioiello di architettura anni ’60”

Ma quel “gioiello” è deserto ed abbandonato da anni…

ippodromo-tor-di-valle-23

Diciamo che io quel vincolo non l’avrei prorio messo. Però c’è. Ed appaiono davvero “curiose” le argomentazioni che leggo per spiegare il “dietrofront” rispetto al vincolo:

“nel 2014 la direzione regionale dei Beni culturali del Lazio ha fornito un parere sul progetto dello stadio che esaminava tanti aspetti dell’area, compreso un filare di alberi, ma senza neanche citare l’ippodromo“.

L’ippodromo era come se non esistesse?
“Non era considerato. Ma a questo vanno aggiunte le norme del 2013 che consentono la costruzione degli stadi, norme che di fatto stabiliscono che un parere dato su un progetto preliminare valgono quanto quelle date sul progetto definitivo. Il che vuol dire che quel via libera iniziale pesa tanto e che sulla base di quel via libera il costruttore ha fatto investimenti in questi anni”.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/06/14/news/stadio_tor_di_valle_la_resa_del_soprintendente_via_il_vincolo_sull_ippodromo_-168059533/

12, 6, 6, 3, 260.000, 5

Numeri, non a caso:

  • 12 sono le denunce presentate dalla signora Marianna Manduca contro il marito, per violenze e minacce.
  • 6 sono i mesi in cui la donna ha presentato le denunce.
  • 6 sono le coltellate con cui l’uomo ha ucciso Marianna Manduca.
  • 3 sono i figli che ha lasciato.
  • 260.000 sono gli euro che un tribunale ha sentenziato debbano in qualche modo risarcire i ragazzi, ritenendo provata l’inerzia dei magistrati che avevano “dimenticato” le 12 denunce.
  • 5 sono gli anni che ci sono voluti al fratello della signora per vedere le sue ragioni riconosciute dalla Cassazione, avendo i tribunali ordinari dichiarato inammissibile la richiesta.

Giustizia è fatta? No. Manco per idea. Intanto non sono stati condannati “i” magistrati responsabili (non individuati) ma la Procura di Caltagirone, nella persona dell’allora capo. Che nel frattempo è morto. Dunque pagherà la Presidenza del Consiglio. Cioè tutti noi. (link) Salvo poi rivalersi sul magistrato responsabile…. vedremo…

 

 

I moderati.

Incontro di calcio Australia-Arabia Saudita: prima del fischio di inizio si osserva u minuto di slenzio in memoria delle persone uccise negli attacchi di Londra. Gli australiani si schierano a metà campo, i sauditi… no. Si schierano in posizione in campo, costringendo la regia ad una serie infinita di primi piani per non inquadrarli.

Cose turche!

Le cose in Turchia, dal presunto golpe dello scorso anno, non è che vadano benissimo… (selezione da Il Post)

Poi il cestista Enes Kanter che, al confine con la Romania, scopre che il suo passaporto turco è stato annullato e risulta ricercato… certo, lui non è che l’abbia “toccata piano” definendo il presidente Erdogan un “Hitler dei nostri giorni”…

Poi un fantastico servizio del NYTimes che mostra 24 persone (forse agenti dei servizi e dell’esercito turco) che – a Washington, DC – aggrediscono protestanti contrari ad Erdogan…

Uno professionista serio

Diciamolo, uno bravo. La vicenda di Franco Panzironi, ex AD di AMA, dimostra che non si tratta del primo che passa (“ddue de passaggio“, direbbe Mario Brega), ma che ci troviamo difronte ad un serio professionista attento e scrupoloso. Tanto attento da aver stipulato con AdiR (Società assicuratrice di proprietà del Comune di Roma – che Ignazio Marino voleva liquidare) una polizza a copertura di

“responsabilità amministrative e contabili “, adesso secondo Franco Panzironi dovrebbe sollevarlo “da qualsiasi onere e danno di cui dovesse essere eventualmente chiamato a rispondere a titolo personale”. Spese legali comprese.

Fortunatamente…

I legali di AdiR nella loro replica hanno spiegato che, in caso di reato, gli effetti della polizza devono essere considerati nulli.

Vedremo…

ascoltavo radio rock

…in machina, e mi ricordo la notizia di quell’episodio alla Sapienza, dai contorni ancora molto confusi, che avremmo imparato a conoscere come “Il Caso Marta Russo”.

Il Post lo ricorda e lo tratta con toni assai duri nei confronti della magistratura e degli inquirenti, ricordando le tante incongruenze e le forzature che segnarono il percorso delle indagini e del processo. Non ho certo io risposte da dare, e 20 anni dopo riesco solo ad avere una impressione meno “vaga” della devastazione che la morte di Marta Russo deve aver avuto sulla sua famiglia e su chi la conosceva.

…nel paese del melodramma, dove la giustizia si amministra in nome non già del popolo italiano ma delle vittime… (Guido Vitiello – Il Foglio)

Eppure, dopo 20 anni, ancora ricordo l’impressione di sdegno che mi suscitò il video dell’interrogatorio della Signora Alletto, lasciata dal magistrato da sola, con il cognato (ispettore), affinchè la convincesse ad avvalorare la tesi dell’accusa:

Mesi dopo sui giornali finirono alcune registrazioni degli interrogatori ad Alletto, dove si intuì che la procura aveva usato metodi intimidatori e sostanzialmente costretto Alletto a fornire loro qualche informazione per non essere accusata lei stessa dell’omicidio.

Posso solo ricordare: ricordare Marta Russo che è stata uccisa, ricordare un processo che sarebbe più comodo dimenticare.