Faccio altro, sento musica

Non ho più molto da scrivere, mi accorgo che gli spunti si cominciano a ripetere con frequenza elevata, mi passa la voglia… mi “consolo” con la musica.

Non capisco (numeri)

Leggo della denuncia di una giornalista contro l’ex presidente Giscard d’Estaing, per molestie sessuali. Non ho ovviamente idea dei fatti, e Giscard ha fama di donnaiolo… ma, di questa storia sono dei “numeri” a lasciarmi perplesso. 3 e 468.

3 sono le volte in cui si sarebbe ripetuto un “palpeggiamento inappropriato”, avvenuto alla presenza di altre persone che pure si sarebbero accorte della cosa.

468 sono i giorni passati tra il 18 dicembre 2018 ed il 10 marzo 2020, tra la data del fattaccio e quella della denuncia.

Chi cazzo vuoi che se ne accorga? Io. (57)

Tra i morti per coronavirus c’è Luis Sepulveda, R.I.P.

Al TG de La7 la notizia è nei titoli:

“… amato dal grande pubblico soprattutto per il racconto “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare“, da cui fu poi tratto un film d’azione.”

D’animazione, non azione…

Il reato che non c’era

Filippo Facci su Libero, via Dagospia:

La vera notizia è che Contrada è ancora vivo, ossia che ha resistito sino alle sue attuali 88 primavere (e mezzo) dopo tutto quello che gli è successo. La notizia ufficiale invece è che l’ex poliziotto Bruno Contrada, anche ex numero due del Sisde, sarà liquidato con 670mila euro come risarcimento per ingiusta detenzione dopo sette anni di carcere complessivi: questo ha deciso la Corte d’ Appello di Palermo.

«Ci sono danni che non si possono ripagare con i soldi – ha commentato lo stesso Contrada -, danni irreparabili. Ed è quello che ho subito non solo io, ma anche la Polizia, i Servizi di sicurezza. Poi, a 88 anni e mezzo cosa me ne faccio dei soldi?». Per capire il suo caso, che è particolare, val la pena di riesumare due significati del termine «garantismo» secondo la Treccani: 1) «Richiamo a una maggiore osservanza delle garanzie giuridiche nello svolgimento delle indagini e dei processi penali, al fine di tutelare adeguatamente il diritto di difesa e di libertà dell’ imputato»; 2) Connotazione negativa per denunciare pretese esagerazioni che certe leggi o interpretazioni giuridiche determinerebbero».

Ecco: se siete avidi lettori di giornali, preparatevi a veder sposare una o l’altra definizione, secondo fazione. Qui siamo per la prima, anche in omaggio a un altro precetto fondamentale: verità storica a verità giudiziaria sono due cose diverse. Ci interessa la seconda. Altri, forse la maggioranza, oggi tenderanno a trattare Contrada come uno che l’ha fatta franca grazie a questo e quel cavillo: anche se nel sistema accusatorio anglosassone, per capirci, i cavilli e la giurisprudenza sono tutto. Ma c’è anche un’altra grande differenza tra il nostro sistema bastardo (nel senso di misto) e quello anglosassone: da noi nessuno, tantomeno lo Stato, ti chiede mai scusa.

Dopodiché possiamo raccontare la vicenda partendo quasi dalla fine. Contrada era stato condannato in via definitiva a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa ma poi era stato protagonista di una sentenza storica, almeno per l’ Italia: nel 2017 la Cassazione revocò la sua condanna, pur passata in giudicato, privando la sentenza dei suoi effetti pratici e penali.

Questo dopo che la Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, due anni prima, aveva condannato l’Italia a risarcire Contrada (a cui avevano anche sospeso la pensione) perché a suo dire l’ imputato non doveva neppure essere processato: all’ epoca dei fatti, infatti, il cosiddetto reato di «concorso esterno in associazione mafiosa» non era chiaro né in sé concepibile.

Non che oggi lo sia molto di più, nonostante le tonnellate di sentenze sul tema: il cosiddetto 416 bis infatti è un’invenzione giurisprudenziale che nel Nuovo Codice del 1989 non compariva e non compare: infatti è la libera somma di due ipotesi di reato (il «concorso» previsto dall’ art.110 e la «associazione mafiosa» prevista dall’ art. 416 bis) ) a mezzo del quale una magistratura forse un pizzico onnipotente ha ritenuto di colmare una lacuna legislativa: col risultato, noto, di aver creato una configurazione molto generica le cui applicazioni sono continuamente reinventate e stilizzate ben fregandosene dei supposti «principi molto rigorosi» con cui le Sezioni unite della stessa Suprema Corte hanno cercato più volte di disciplinarlo.

Niente di strano, dunque, che ogni tanto spunti un giudice assolutamente normale e ricordi che il reato, in teoria, non esiste. Questo mostriciattolo giuridico, in sostanza, dovrebbe realizzarsi quando una persona pur non inserita in una struttura mafiosa svolga un’ attività anche di semplice intermediazione che sia utile a questa struttura. Hanno tentato di disciplinare il «reato» nel 1994, poi nel 2005, è una revisione senza fine.

Ogni volta che hanno proposto di abolire il mostriciattolo, il leitmotive che risuonava era sempre questo: cancellarlo avrebbe significato fare il gioco della mafia. Spesso si cita Giovanni Falcone perché fu lui, il 17 luglio 1987, a firmare una delle prime sentenze che prefiguravano il 416 bis: ma, nei fatti, il giudice non si sognò mai di contestare questo reato da solo, senza un corollario di altre e individuate ipotesi di reato.

Ecco perché, in un suo libro scritto con Marcelle Padovani, Falcone vide lungo: «Il 416 bis non sembra abbia apportato contributi decisivi nella lotta alla mafia. Anzi, vi è il pericolo che si privilegino discutibili strategie intese a valorizzare, ai fini di una condanna, elementi sufficienti solo per aprire un’ inchiesta».

Tornando al Contrada risarcito, va ricordato che alcuni dei fatti contestati dalla procura sono da ritenersi formalmente provati: ma è verità storica, non giuridica. Non puoi condannare una persona per un reato che lui non sapeva neppure che esistesse, perché in effetti all’epoca (anni Ottanta) non esisteva.

Resta che fu arrestato nel Natale 1992, rimase per 31 mesi e sette giorni in carcerazione preventiva (accusato da vari pentiti di aver passato informazioni a Cosa nostra) ma dopo un tira-molla infinito, e assoluzione e condanne, furono ancora i giudici europei (2008) a stabilire che Contrada avrebbe dovuto beneficiare degli arresti domiciliari che tuttavia gli furono negati per nove mesi e sette domande: «Non c’é alcun dubbio», si lesse, «che Contrada fosse affetto da numerose patologie gravi… il suo stato di salute era incompatibile con il regime carcerario cui era sottoposto».

In Italia non se n’erano accorti. In Europa invece si sono accorti, pure, che il «non-reato» 416bis non esisteva in nessun altro codice del mondo, e che Bruno Contrada, quando fu arrestato, non poteva certo conoscere i «principi molto rigorosi» con cui le Sezioni unite della Cassazione avrebbero cercato più volte di disciplinarlo. Contrada fu arrestato a 51 anni. Lo Stato gli ha rubato i successivi 28.

Estote parati

Manca poco, 18 mesi (più o meno), e poi si andrà a votare per scegliere il prossimo Sindaco di Roma. Di questi tempi il solo pensare di poter essere un buon Sindaco di Roma potrebbe essere scambiato per delirio di onnipotenza o, più semplicemente, demenza.

Eppure, delirante o demente che sia, un Sindaco lo avremo. Forse la lettura di questo lungo pezzo di Davide Maria De Luca su Il Post potrà aiutare ad inquadrare alcune delle questioni che compongono la “questione romana” contemporanea…

foto di  Paolo Costanzi

Comma 484 (22 al quadrato)

Della triste vicenda dei figli di Marianna Manduca, uccisa da Saverio Nolfo, padre dei ragazzi, non si sa se sia più tragica la morte della donna, il fatto che lei avesse denunciato per 12 volte le minacce e le violenze che subiva o la gorttesca motivazione con cui la Corte d’Appello di Messina ribalta la sentenza di primo grado e la Presidenza del Consiglio richiede ai ragazzi la restituzione di 259mila euro ottenuti in primo grado.

Il ragionamento non fa una piega…: “…la volontà omicida di quell’uomo era talmente forte che anche se avessero protetto Marianna, lui l’avrebbe uccisa lo stesso.”

Volere è potere.

Monarchie 2.0

Dopo l’autosospensione dalla famiglia reale di Harry e Megan (come un deputato qualsiasi sorpreso in qualche impiccio), sentivamo la necessità di questo nuovo colpo di scena:

I Senatori del Regno contrari all’apertura di Emanuele Filiberto di Savoia che ha annunciato di abbandonare la legge salica scritta mille e cinquecento anni fa.

torino.repubblica.it

L’ultima volta che ho sentito qualcuno discutere di legge salica era l’arcivescovo di Canterbury dell’Enrico V di Shakespeare…

“In terram Salicam mulieres ne succedant” (No woman shall succeed in Salic land), Which Salic land the French unjustly gloze To be the realm of France, and Pharamond The founder of this law and female bar.

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