Chi cazzo vuoi che se ne accorga? Io. (37)

Un po’ nel solco del titolo, ma soprattutto un doveroso omaggio al genio italico, ad un’impresa che non avrei mai creduto possibile, un vero colpo da maestro:

Scoperta una «tipografia» dei falsari più noti d’Europa: stampavano 
anche la banconota da 300 euro

Niente male, eh? Ma fin qui “Chicazzovuoicheseneaccorga?” non appare… ma basta leggere l’articolo fino in fondo:

«Parliamo di esperti della contraffazione, in grado di realizzare banconote quasi perfette. Un esempio è la creazione e la produzione di una banconota da 300 euro, che è stata smerciata nel nord Europa. Ci risulta l’esistenza di maestri che girano il mondo per insegnare le tecniche di contraffazione». Le banconote da 300 euro, che girano già da qualche anno, oltre ad essere false sono inventate di sana pianta.

Delle due l’una: o sono inventate, e dunque non sono “false”; oppure se sono davvero “false” state attenti, che sono a corso legale, e qualcuno potrebbe rifilarvele!

Diciamo che non conta un cazzo?

Le motivazioni dell’assoluzione di Erri De Luca dall’accusa di istigazione a delinquere.

«Né consensi né adesione alla sua proposta»

Le parole del poeta non hanno, secondo la Iadeluca, suscitato «consensi» né provocato e «attualmente e concretamente il pericolo di adesione a un programma illecito». Dopo la pubblicazione delle interviste, non ci fu una risposta del popolo No Tav «in un intervallo temporale ristretto». Furono frasi che in sostanza non fecero male a nessuno.

Zio Remo

A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado in Perù. Ma che sei matto?
Me ne andavo da quella Roma puttanona, borghese, fascistoide, da quella Roma del “volemose bene e annamo avanti”, da quella Roma delle pizzerie, delle latterie, dei “Sali e Tabacchi”, degli “Erbaggi e Frutta”, quella Roma dei castagnacci, dei maritozzi con la panna, senza panna, dei mostaccioli e caramelle, dei supplì, dei lupini, delle mosciarelle…
Me ne andavo da quella Roma dei pizzicaroli, dei portieri, dei casini, delle approssimazioni, degli imbrogli, degli appuntamenti ai quali non si arriva mai puntuali, dei pagamenti che non vengono effettuati, quella Roma degli uffici postali e dell’anagrafe, quella Roma dei funzionari dei ministeri, degli impiegati, dei bancari, quella Roma dove le domande erano sempre già chiuse, dove ci voleva una raccomandazione…
Me ne andavo da quella Roma dei pisciatoi, dei vespasiani, delle fontanelle, degli ex-voto, della Circolare Destra, della Circolare Sinistra, del Vaticano, delle mille chiese, delle cattedrali fuori le mura, dentro le mura, quella Roma delle suore, dei frati, dei preti, dei gatti…
Me ne andavo da quella Roma degli attici con la vista, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di via Veneto, di via Gregoriana, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella dell’orchestrina a piazza Esedra, la Roma fascista di Piacentini…
Me ne andavo da quella Roma che ci invidiano tutti, la Romacaput mundi, del Colosseo, dei Fori Imperiali, di Piazza Venezia, dell’Altare della Patria, dell’Università di Roma, quella Roma sempre con il sole – estate e inverno – quella Roma che è meglio di Milano…
Me ne andavo da quella Roma dove la gente pisciava per le strade, quella Roma fetente, impiegatizia, dei mezzi litri, della coda alla vaccinara, quella Roma dei ricchi bottegai: quella Roma dei Gucci, dei Ianetti, dei Ventrella, dei Bulgari, dei Schostal, delle Sorelle Adamoli, di Carmignani, di Avenia, quella Roma dove non c’è lavoro, dove non c’è una lira, quella Roma del “core de Roma”…
Me ne andavo da quella Roma del Monte di Pietà, della Banca Commerciale Italiana, di Campo de’ Fiori, di piazza Navona, di piazza Farnese, quella Roma dei “che c’hai una sigaretta?”, “imprestami cento lire”, quella Roma del Coni, del Concorso Ippico, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini, Me ne andavo da quella Roma dimmerda! Mamma Roma: Addio!

…e poi ce so’ tornato!

Remo Remotti

Remo Remotti con la sua “Me ne vado da Roma”, era lo staesso Remo che Checco Loy ricorda nella “ZIo Remo” con Massimo Altomare. Se ne è andato ieri da Roma. Stavolta non ci tornerà.