La Grande Illusione

una notizia in cronaca di Roma riporta alla ribalta la sorte delle sale cinematografiche romane: quelle chiuse (da anni), quelle che chiudono e quelle che si rinnovano.

Nelle vetrine su via Bissolati campeggiano i manifesti giganti di film di prossima uscita, Ammore e malavita e Brutti e cattivi, ma le porte del Fiamma sono serrate e la pausa estiva si è trasformata in una chiusura definitiva. Troppo alto il canone d’affitto, non sufficientemente remunerativa la gestione: Circuito Cinema ha deciso di abbandonare.

Una sala cinematografica nel tessuto urbano – in meri termini reddituali – non ha scampo in confronto ad altre attività commerciali o di ristorazione; non sono opinioni, sono numeri. Ed è lotta miope (ed inutile) il disperato tentativo di “salvare” sale chiuse – come dimostra la storia del Metropolitan, che l’intellighenzia non vuole “svenduto” al commercio (anche se nel 1909 era nato come grande magazzino) e che – dunque –  è chiuso dal 2010.

Ottimo l’approccio di Andrea Occhipinti, che nel cinema è imprenditore capace, che coglie uno degli aspetti della crisi delle sale “urbane”:

«Il modo più concreto per combattere la crisi è investire sulle sale, renderle sempre più confortevoli e tecnologicamente avanzate. Il nostro gruppo ha puntato su un preciso modello di esercizio: la sala di città capace di garantire un’ampia varietà di offerta. L’esperimento fatto con il Giulio Cesare, diventato una multisala a 7 schermi dai 4 iniziali, ha fornito buoni risultati: gli spettatori nell’ultimo anno sono raddoppiati. Puntiamo molto sui servizi complementari: dalla ristorazione ai parcheggi che trasformano le sale in centri di incontro e di aggregazione. È significativo che quelle sale che sono riuscite a fare questo, nonostante i numeri complessivi del mercato siano negativi, sono in crescita»

Ciak, azione!

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Joseph Heller lavora a SKY

Joespèh Heller, l’immortale autore di “Comma 22”

Se sei pazzo puoi chedere di essere esentato dalle missiomni di guerra. Ma se chiedi di essere esentato dalle missioni di guerra non sei pazzo.

deve essere finito a lavorare a SKY Go, sezione download:

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mannaggia, vabbè… riscarico…

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tenendo presente che il numero complessivo dei download effettuati era di circa 1 (uno), mi domando cosa devo fare. Si, lo so, colpa mia…

A cena con Don

Don RIckles, morto novantenne qualche mese fa, è stato un grande comico americano, di quelli della vecchia scuola… (Bob Hope, per intenderci), spesso ospite riverito di David Letterman.

Poco prima di morire ha registrato una serie intitolata “Dinner with Don” in cui chiacchiera amabilmente con alcuni personaggi dello show business. Qui è con Martin Scorsese e Robert De Niro, con cui girò “Casino“.

I morti viventi

Io sono per la libertà. In tutto. Figurarsi sul modo di ascoltare musica… però certe cose non le capisco.

Vinile, il mercato italiano vola e la produzione non sta al passo

Quasi 10 milioni di euro di ricavi, una crescita del 52% e una quota di mercato passata dal 3 al 6%. Ma solo una fabbrica che confeziona dischi industrialmente.

Un’interesante articolo su Lettera 43.

A inizio estate la multinazionale Sony ha diffuso la notizia che dal prossimo anno aprirà una nuova industria di dischi in vinile in Giappone per far fronte alla sempre costante crescita della domanda. È una notizia sorprendente, come se la Ford annunciasse di voler aprire una fabbrica di carrozze

P.S.: alla mia perplessità non c’è limite! E già temo il passo successivo

Stato di calamità (‘na cippa)

Si chiede al Governo di riconoscere lo stato di calamità naturale per la siccità che colpisce le fonti idriche che alimentano Roma.

La vera calamità (innaturale) sono quelle persone che non hanno ritenuto scandalosa un prcentuale di dispersione idrica vicina al 42% (di ogni 100 litri immessi nella rete, ne escono dai rubinetti solo 58), senza intervenire in alcun modo.

Non è solo oggi, non è solo Roma. L’Acquedotto Pugliese è al 42%, e l’ISTAT (2008) rileva un tasso di dispersione del 47%.

Aveva già capito tutto Massimo Troisi, nel 1977

Su le mani!

Qualche giorno fa ho partecipato ad un evento promozionale di una casa automobilistica tedesca. Ho guidato una belva che altrimenti non avrei mai potuto guidare, e sono stato accompagnato con un altro mezzo, più “normale”.

Seduto sul sedile del passeggero del secondo veicolo ho potuto apprezzare la gran quantità di tasti, pulsanti e controlli vari che affollano il cruscotto. Questa appresso è solo la consolle centrale…

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Tra me e me riflettevo che uno deve passarci del tempo a provare questo pulsante, o quest’altro… o quello… prima di imparare il loro corretto funzionamento. Ma se tieni un cellulare in mano… sono cazzi! Pare li vogliano far diventare “molto” amari… Non che io sia favorevole alle “distrazioni”, intendiamoci, solo che se ci fosse (molta) maggior severità nella concessione della patente, e nel suo ritiro in conseguenza di incidenti, forse sarebbe meglio, in molti sensi.