Ciak! Se ne vada!

A Cannes è scoppiata la grana Netflix: la rete televisiva a pagamento ha sottoposto i suoi titoli alla selezione ufficiale e due sono stati accolti

Allora, vediamo di capire… Netflix, che trasmette online film, serie TV e stand up comedy, ha capito che è più conveniente, in termini di costi e di appeal per il suo pubblico, produrre in proprio. Quelli di Netflix si sono detti che almeno un paio di questi film da loro prodotti non eano male… anzi. perché non li proponiamo alla selezione del Festival di Cannes? Pare che siano piaciuti e sono entrati a far parte della selezione ufficiale: “Okja” e “The Meyerowitz Stories”. Solo che la decisione ha suscitato…

le rimostranze della stampa transalpina, preoccupata che Netflix non volesse distribuire i suoi prodotti nei cinema ma offrirli solo agli abbonati televisivi. (link)

A parte il fatto che non sono “televisivi” ma “online”… mi sorprende questa distinzione sul “mezzo” con cui il prodotto film (che è quello che partecipa al concorso) deve essere “fruito”. Quando esportano un Brie non mi pare si preoccupino molto se viene mangiato con una baguette o con una ciriola.

Evoluzione (povero Darwin)

Allora, ricapitoliamo:

alla fine del 1979 Sony presenta Walkman ed “inaugura” l’audio personale (e portatile). Si infila il jack della cuffia nella presa sul Walkman e si usano i suoi comandi, compreso il volume.

Le cose proseguono senza sostanziali cambiamenti per molti anni, con l’aggiunta dalla metà degli anni ’80 (più o meno) dei lettori CD portatili. Ancora si infilava il jack e si usavano i comandi sull’apparecchio.

Nel 2001 arriva iPod, e cambia tutto. Per il mercato, ma non per le funzionalità…  i comandi sono ancora sull’apparecchio.

Dopo qualche anno Apple presenta iPod Shuffle 3d e per riuscire a farlo ancora più piccolo decidono di togliere i tasti. Cme si comanda? I tasti ci sono ancora, a dire il vero, ma non sull’iPod, sono sulle cuffie: un comando a tre “pulsanti” che regola volume, e salta alla traccia successiva o precedente. Quando arriverà iPhone servirà anche per rispondere al telefono. E poi a “chiamare” SIRI…

Adesso Apple si è fatta prendere (again) dalla fregola di “ridurre”… via il cavo, collegamento bluetooth, e via il cavo che unisce i due auricolari… in pratica due orecchini “da padiglione auricolare”. Allora come si alza il volune? Si prende l’iPhone, si chiama SIRI e si chiede di alzare il colune. Pratico, no? No. Ridicolo.Almeno saranno degli auricolari fantastici, suoneranno da Dio… Macchè.

…non tutte le orecchie sono uguali, in alcuni casi gli auricolari si indosseranno bene e in altri l’appoggio sarà più precario. Ovviamente, e lo si capisce dalla forma, non siamo davanti a capsule auricolari in-ear: non ci sono gommini di protezione e di supporto e non c’è neppure un elevato isolamento dell’ambiente esterno.

Passando alla qualità audio non siamo ovviamente davanti a un paio di cuffie e nemmeno a degli auricolari come i Beats, sempre per restare in famiglia: la qualità c’è, ma l’assenza di isolamento con l’esterno ovviamente impedisce un ascolto tranquillo in mobilità. In metropolitana, ad esempio, siamo costretti ad alzare parecchio il livello per ottenere un volume decente…

Gli AirPods non suonano affatto male, ma ci sono auricolari a filo che suonano meglio, senza scomodare le cuffie dove con la metà del costo si portano a casa modelli che oltre ad isolare di più hanno anche una escursione dinamica maggiore. (DDay)

Almeno si potranno ricaricare con facilità, no? No. Bisogna portarsi appresso la loro “scatola” che è una base di ricarica…

Confronto serrato (maddai…)

“Bentornato, ci vediamo una volta all’anno, circa…”

Così Fabio Fazio accoglie Matteo Renzi nella sua trasmissione “Che tempo che fa“. Renzi, al contrario dei Coldplay che l’hanno preceduto, non ha un album da promuovere, ma “solo” un referendum.

Si parla della vittoria di Donald Trump:

“Vedo Salvini gasato… sembra che abbia vinto lui in Michigan e Pnnsylvania…, le ultime vittorie di Salvini sono Gallarate e Cascina, in provincia di Pisa. Non il Michigan ed il Wisconsin.”

Io non sono un giornalista (non so le sia Fazio) ma mi è venuta spontanea una domanda da porre subito, appena finita quella affermazione:

“Mi scusi Signor Primo Ministro, ma lei dove è stato eletto, in quale elezione? Non dico in Michigan, ma a Gallarate, come è andato?” Invece niente.

Poi si passa a parlare di Europa, di bilanci e di “sforare”…

“Se l’Europa è il luogo nel quale si dice “no” alle spese per il terremoto, oppure mi si dice che l’edilizia scolastica non può rientrare nelle clausole (si, così) eccezionali… io dico… l’Europa che conosco io non è un Europa che mi impedisce di mettere a posto le scuole nelle quali vanno i nostri figli. La stabilità dei burocrati a Bruxelles è meno importante della stabilità dei nosti figli nei comuni italiani. Per questo il patto di stabilità non si può applicare nel divieto di mettere a posto le scuole.”

Io avrei ribattuto che la Commissione Europea ha già detto che le spese emergenziali nel post terremoto non entreranno nei vincoli di stabilità, ma che non si capisce perché la manutenzione ordinaria degli edifici scolastici, mai fatta o fatta male negli ultimi 30 anni, debba essere svincolata, mentre non lo è stato per gli altri paesi europei. Ma io non  sono un giornalista.

Abbiamo già sbagliato una volta…

L’editoriale di Gianfranco Giardina su DDay.it è talmente condivisibile da risultare quasi imbarazzante per i soggetti chiamati in causa, ed i molti altri non citati, ma altrettanto responsabili del disastro del sistema televisivo italiano.

Il Governo Italiano, in linea con la visione europea della società dell’informazione e con gli obbiettivi di inclusione di tutti i cittadini nel mondo della comunicazione on-line, vede il digitale terrestre come piattaforma di fornitura di servizi interattivi anche a coloro che, mentre hanno familiarità con il mezzo televisivo, sono poco inclini all’utilizzo di computer e di Internet. Ne trarranno beneficio i cittadini, che potranno usufruire, comodamente seduti nel proprio salotto, di molti servizi che attualmente richiedono di recarsi ad uno sportello, e le pubbliche amministrazioni che potranno non solo snellire le loro procedure, ma migliorare capacità di ascolto e risposta nel rapporto con gli utenti che esse sono chiamate a rappresentare e servire”. Parole che lette ora fanno ridere. O forse, piangere. (link)