Appiccicaticcio (Togliere le mani dalla marmellata)

Il proclama del Ministro di Giustizia, il Guardasigilli, Alfonso Bonafede parla chiaro:

“Il disegno di legge conterrà norme aspettate per anni e non fatte perché la politica aveva paura”. Ed ha aggiunto: “Dentro ci sono tutte le nostre battaglie, dal Daspo per i corrotti all’agente sotto copertura. Toglieremo le mani dalla marmellata a tanti furbi coperti da altri governi”.

DASPO? Per i corrotti? Il DASPO è un provvedimento (grottesco) con cui si è provato fronteggiare la violenza connessa allo sport (link). Oggi la corruzione, a seconda delle diverse fattispecie, viene punita con .la reclusione da 1 a 20 anni. Ed il progreso sarebbe il DASPO?

In una botticella di ferro

Nel centro storico di Roma girano le cosiddette “botticelle”, delle carrozze trainate da un cavallo, che portano i turisti ad ammirare le bellezze della città eterna.

Risultati immagini per botticelle

I conducenti/proprietari sono stati spesso nell’occhio del ciclone per come “maltrattano” i loro cavalli, e proprio a loro tutela molti anni fa furono costruite nella zona di Villa Borghese delle nuove stalle/ricovero per “risparmiare alle povere bestie il tragitto dal centro città sino ai tradizionali ricoveri di Testaccio.

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Mi sono sempre domandato quale sorta di lobby potente potesse essere quella dei conducenti delle botticelle che, apparentemente senza colpo ferire, otteneva uno spazio e le strutture in una zona straordinaria come Villa Borghese. (link)

A leggere i giornali di oggi la lobby doveva essere davvero forte. Ma non solo quella delle botticelle.

Roma, abusivi i box per le botticelle: sequestro a Villa Borghese  (link)

Il Genio. Davvero, giù il cappello!!

L’ing. Maria Brotto, viene indagata, arrestata, e condannata a due anni e mezzo di reclusione per corruzione e la confisca di 600 mila euro. La vicenda è connessa al MOSE ed ai rovesci giudiziari di Giovanni Mazzacurati, di cui l’Ing. Brotto era collaboratrice. La condanna non era scaturita da un processo, era stata lei stessa a “patteggiare“, sfruttando le possibilità di legge.

Essendo stata licenziata a seguito della condanna patteggiata, aveva fatto ricorso al Tribunale ed il giudice, ritenendo che con il patteggiamento non fosse stata provata la corruzione, ne ha ordinato il reintegro e il ristoro con risarcimento di circa 1,3 milioni di euro. Che, detratta la confisca dei 600 mila, fa sempre un attivo di 700 mila. (link)

non c’è più niente da distribuire

Salvatore Merlo inquadra lucidamente le cose romane in una prospettiva che non saprei se definire consolante o devastante: non c’è più una lira. E dunque, finiti i soldi con cui gestire potentati e corruttele, favori e clientele… ci si appresta ad un periodo in cui bisognerà provare una cosa nuova e sconosciuta: la politica. La politica “pura”, non inquinata da tutti quei “sottoprodottti” che ci siamo assuefatti a considerare “normali”, c’è rischio che ci si ritrovi quanto prima ad avere a che fare con la buona amministrazione. Inaudito!

A Roma è tutto saltato per aria: un po’ per consunzione, per esaurimento naturale di un modello economico sballato, e un po’ per intervento della magistratura, per quel che si può definire eccesso di scandali. “Non c’è più il sistema trentennale di controllo politico-economico. (Il Foglio)

Us(a) and them

Mi sono tornati in mente i Pink Floyd, figurati… è che oggi ho guidato per un’oretta fuori dall’autostrada, ho preferito fare una strada “normale”, attraversare qualche paesino, vedere com’è questa parte costiera del Maine, questa America in cui i turisti europei sono più rari dei marziani e dove, quando ti scoprono italiano non hanno misura nel manifestare la loro passione la loro ammirazione.

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Per una lira (no Battisti)

“Non ho preso una lira”, la difesa di Gramazio dall’accusa di tangenti

Sarò io che sono strano, sarà lui che è politico, figlio di politico e forse (speriamo di no) padre di politico… ma a me questa storia del “non ho preso una lira” non mi torna.

Parliamoci chiaro: in tutti i paesi del mondo la “politica” è (dovrebbe essere) un’attività svolta a favore del “bene comune”, della comunità in cui si vive, sia localmente che a livello nazionale. E la comunità, in cambio di questo servizio, ti riconosce un compenso in denaro – poco o tanto che sia è qui irrilevante. Punto. Ma tu quel servizio lo devi svolgere. E bene. Perché, anche se non hai “rubato”, ma hai solo mal eseguito il tuo mandato (a cui ti sei candidato, non ti ha costretto nessuno) e non hai portato un miglioramento alla socità iin cui operi.. sei stato – nella migiore delle ipotesi – un peso, un costo improduttivo… sostanzialmente un danno per la società. E non basta dire “non ho rubato”, perché ogni singolo euro di denaro “pubblico” non messo a frutto è un euro rubato ai contribuenti, un euro tolto dalle tasche di cittadini ed imprese oneste (quelle che pagano le tasse). La tanto deprecata Margaret Thatcher lo ricordava: “There is no such thing as public money, it’s the taxpayers money”. Ma probabilmente sono io che sono “strano”…

dovrebbero bastare 10 minuti

il Corriere presenta alcuni provvedimenti del Governo in materia di Giustizia, lotta alla corruzione e robetta del genere…

Con le norme vigenti è previsto che per poter perdere il proprio posto di lavoro, il condannato per corruzione (ma anche per i reati correlati di concussione o di peculato) debba aver avuto una condanna di almeno tre anni di reclusione. Il nuovo accordo prevede che per perdere il posto di lavoro possa bastare una condanna a due anni di reclusione.

A casa mia dovrebbe bastare una condanna a 10 minuti. Condanna definitiva, si intende.

Una volta era tutta campagna

Appresso riporto integralmente il testo apparso su un post di Romafaschifo. Si tratta di un articolo per l’Espresso scritto da Manlio Cancogni. Nel 1956. Offre un quadro sconfortante (allora) della situazione romana che oggi è diventato disperato. Vi basti solo ricordare che la zona salita agli onori della cronaca per la vicenda “mafia capitale” è quella parte di Vigna Clara che va dall’incrocio con Corso di Francia (il benzinaio) e Vigna Stelluti (il bar delle intercettazioni). (link)

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I costi della politica (again)

La solita litania sui costi della politica… o dei politici? La domanda dovrebbe riguardare – perdonate la presunzione – i “costi della collettività”. Quanto ci costa “essere quel che siamo”, come comunità, come società. Tra i “costi della politica” ci sono gli stipendi dei parlamentari, dei dipendenti del parlamento, i vitalizi… chi più ne ha più ne metta.

Io ci aggiungerei cose come questa, intollerabile e possibile solo con adeguate e ramificate complicità.