Per una lira (no Battisti)

“Non ho preso una lira”, la difesa di Gramazio dall’accusa di tangenti

Sarò io che sono strano, sarà lui che è politico, figlio di politico e forse (speriamo di no) padre di politico… ma a me questa storia del “non ho preso una lira” non mi torna.

Parliamoci chiaro: in tutti i paesi del mondo la “politica” è (dovrebbe essere) un’attività svolta a favore del “bene comune”, della comunità in cui si vive, sia localmente che a livello nazionale. E la comunità, in cambio di questo servizio, ti riconosce un compenso in denaro – poco o tanto che sia è qui irrilevante. Punto. Ma tu quel servizio lo devi svolgere. E bene. Perché, anche se non hai “rubato”, ma hai solo mal eseguito il tuo mandato (a cui ti sei candidato, non ti ha costretto nessuno) e non hai portato un miglioramento alla socità iin cui operi.. sei stato – nella migiore delle ipotesi – un peso, un costo improduttivo… sostanzialmente un danno per la società. E non basta dire “non ho rubato”, perché ogni singolo euro di denaro “pubblico” non messo a frutto è un euro rubato ai contribuenti, un euro tolto dalle tasche di cittadini ed imprese oneste (quelle che pagano le tasse). La tanto deprecata Margaret Thatcher lo ricordava: “There is no such thing as public money, it’s the taxpayers money”. Ma probabilmente sono io che sono “strano”…