ascoltavo radio rock

…in machina, e mi ricordo la notizia di quell’episodio alla Sapienza, dai contorni ancora molto confusi, che avremmo imparato a conoscere come “Il Caso Marta Russo”.

Il Post lo ricorda e lo tratta con toni assai duri nei confronti della magistratura e degli inquirenti, ricordando le tante incongruenze e le forzature che segnarono il percorso delle indagini e del processo. Non ho certo io risposte da dare, e 20 anni dopo riesco solo ad avere una impressione meno “vaga” della devastazione che la morte di Marta Russo deve aver avuto sulla sua famiglia e su chi la conosceva.

…nel paese del melodramma, dove la giustizia si amministra in nome non già del popolo italiano ma delle vittime… (Guido Vitiello – Il Foglio)

Eppure, dopo 20 anni, ancora ricordo l’impressione di sdegno che mi suscitò il video dell’interrogatorio della Signora Alletto, lasciata dal magistrato da sola, con il cognato (ispettore), affinchè la convincesse ad avvalorare la tesi dell’accusa:

Mesi dopo sui giornali finirono alcune registrazioni degli interrogatori ad Alletto, dove si intuì che la procura aveva usato metodi intimidatori e sostanzialmente costretto Alletto a fornire loro qualche informazione per non essere accusata lei stessa dell’omicidio.

Posso solo ricordare: ricordare Marta Russo che è stata uccisa, ricordare un processo che sarebbe più comodo dimenticare.

Umarell, stragisti.

Premessa:

Umarèin (s.m. bolognese – Omarino)
Umarell (s.m. bolognese – Omarello, ometto)
Umarells (p.m. omarelli, ometti, pensionati bolognesismo + inglesismo globish)

Hanno sempre qualche soldo da parte, ci aiutano a comprare la casa, quando tirano le quoia con la q ci lasciano in eredità denaro e/o immobili, educano i nipotini mentre entrambi andiamo a lavorare in cerca di improbabili realizzazioni mantenendo sia i nipotini, sia noi che andiamo a lavorare. Il PIL non cresce, ma crescono le aspettative di vita per gli umarells, ai quali sarebbe giusto dedicare almeno una festa nazionale. Nell’attesa, gli dedicano questo blog.

Argomentazione:

Dunque le cronache ci parlano delle vicende del boss della ’ndrangheta Antonio Nirta che, secondo l’onorevole Beppe Fioroni, presidente della commissione parlamentare sul delitto Moro, era presente in via Fani il giorno dell’uccisione di Aldo Moro e degli uomini della sua scorta.

Ma non in occasione dell’agguato, no. Dopo. Sarebbe stato riconsciuto in una foto dell’epoca tra i presenti in quel luogo durante tutte quelle operazioni di indagine, di rilievi e di analisi svolte nel “dopo agguato”. Un umarell, appunto, uno che (non avendo altro da fare) passa il tempo a guardare i poliziotti al lavoro, come quelli che guardano i “lavori in corso”.

Fulminante ricostruzione di Massimo Bordin, su Il Foglio.

non c’è più niente da distribuire

Salvatore Merlo inquadra lucidamente le cose romane in una prospettiva che non saprei se definire consolante o devastante: non c’è più una lira. E dunque, finiti i soldi con cui gestire potentati e corruttele, favori e clientele… ci si appresta ad un periodo in cui bisognerà provare una cosa nuova e sconosciuta: la politica. La politica “pura”, non inquinata da tutti quei “sottoprodottti” che ci siamo assuefatti a considerare “normali”, c’è rischio che ci si ritrovi quanto prima ad avere a che fare con la buona amministrazione. Inaudito!

A Roma è tutto saltato per aria: un po’ per consunzione, per esaurimento naturale di un modello economico sballato, e un po’ per intervento della magistratura, per quel che si può definire eccesso di scandali. “Non c’è più il sistema trentennale di controllo politico-economico. (Il Foglio)

Complimenti per la scelta

La fine di Ignazio Marino sembra sempre più essere frutto di scelte politiche legate a vicende ben diverse da qualche cena eventualmente sbafata a spese della collettività.

Quello che mi sorprende, ricordando la “storia” di Marino, i suoi precedenti ed il suo curriculum, è che nessuno si sia posto dei problemi all’inizio, al momento in cui fu scelto per essere il candidato sindaco, dopo aver trionfato nelle primarie. La Repubblica rispolvera i trascorsi, senza che ciò susciti un particolare clamore o – quantomeno – richieste di spiegazioni.

Poi abbiamo scoperto le doppie note spese e i suoi rapporti con altri ospedali americani”. Tra le fatture, la ricarica per una stilografica: otto euro, chiesti due volte.

Questo è il problema “politico”: un personaggio così “chiacchierato” (indipendentemente dal fatto che fosse responsabile o meno di quanto gli si attribuiva) era la sola scelta possibile per sconfiggere il sindaco uscente Alemanno? Delle vicende delle spese “americane” se ne parlava almeno dal 2009.