Gran Finale…

Ci avevamo preso gusto… visto che, dopo l’orgia di rock della sera precedente, rimaneva l’ultima sera di concerti… abbiamo deciso di provare a comprare i biglietti anche per la quarta serata.

Stessa trafila: sottopasso di Hammersmith, trattativa estenuante, e pagamento cash. Questa volta c’era l’aggravante data dalla presenza di Paul McCartney, che aveva scatenato ogni sorta di illazione, anche le più deliranti…. devi pagare perché stasera si riuniranno i Beatles!! Detta oggi fa ridere, lo so, ma a dicembre 1979 non solo George Harrison e John Lennon erano ancora vivi… ma l’attività dei Beatles in quanto gruppo era cesata “appena” 8 anni prima…

Si comincia con Billy Connolly che introduce l’unico scozzese più scozzese di lui… Elvis Costello & the Attractions…

Seguono Rockpile con Dave Edmunds e Nick Lowe, curiosamente affiancati da Robert Plant, cantante dei Led Zeppelin…

E così si arriva al terzo, ed ultimo, dei nomi in cartellone: Wings. Che altro non erano che la band di Paul McCartney, con sua moglie Linda ed il chitarrista Danny Laine. No, niente Beatles (ovviamente) ma, in compenso, una grande performance di una grande band che chiudeva la sua attività dando in questa serata il suo ultimo concerto.

Ma alla fine dell’esibizione dei Wings appariva evidente che la serata non era ancora finita… luci di “mezza sala” in platea, sipario chiuso… sino a quando dal buio appare il palcoscenico più affollato che io abbia mai visto:

E… buonanotte!!

…e tre!

Il pomeriggio del 28 dicembre ero a Londra, con mio fratello, nel sottopassaggio della stazione metro di Hammersmith, impegnato in una feroce trattativa con dei bagarini locali, alla disperata ricerca di due biglietti per entrare all’Hammersmith Odeon per la terza serata di “Rock for Kampuchea”. Già ci eravamo persi le prime due serate (Queen e Clash, per dire)… l’ipotesi di non riuscire ad entrare per vedere The Who non veniva minimamente presa in considerazione.

Riusciamo ad accaparrarci due ingressi, ad un prezzo esorbitante (ma meno della metà della richiesta iniziale – vedi che parlare bene inglese serve…) ed entriamo. Stiamo in fondo… ma ci siamo!

SI spengono le luci e la prima band sale sul palco. Non ho la minima idea di chi si tratti. Suonano un paio di brani che non riconosco e durante il terzo il pubblico comincia a rumoreggiare. Tanto che dopo il quinto la band viene sostanzialmente cacciata via a forza di urla ed apprezzamenti di dubbio gusto verso la cantante. Lei, ho scoperto dopo, era Chrissie Hynde e loro erano i Pretenders. Li avrei visti osannati dal pubblico per molto anni a seguire…

Sale sul palco il secono gruppo, anch’esso a me sconosciuto… una decina di ragazzi , bianchi e neri, che attaccano una musica divertente, ballabile, e molto ritmata. Il pubblico è scatenato, tutti ballano e saltano ed i ragazzi sul palco si agitano (e si divertono) come raramente mi è capitato di vedere. La band si chiama The Specials e suonano Ska, una sorta di rivisitazione rockeggiante del reggae, delle musiche caraibiche.

Lo spettacolo è talmente travolgente che, al termine del concerto, il pubblico li richiama sul palco molte volte, nonostante la fremente attesa della successiva esibizione degli Who, e loro, impreparati a tanto successo, sono costretti a suonare nuovamente i brani già eseguiti in precedenza.

Alla fine, siamo già a notte fonda, salgono sul palco gli Who… un set travolgente… qui sotto c’è tutto il concerto…

Usciamo a notte fonda, entusiasti e “stravolti”, cerchiamo un mezzo per tornare in albergo, pronti a tornare la sera successiva per l’ultima serata, il gran finale!