ascoltavo radio rock

…in machina, e mi ricordo la notizia di quell’episodio alla Sapienza, dai contorni ancora molto confusi, che avremmo imparato a conoscere come “Il Caso Marta Russo”.

Il Post lo ricorda e lo tratta con toni assai duri nei confronti della magistratura e degli inquirenti, ricordando le tante incongruenze e le forzature che segnarono il percorso delle indagini e del processo. Non ho certo io risposte da dare, e 20 anni dopo riesco solo ad avere una impressione meno “vaga” della devastazione che la morte di Marta Russo deve aver avuto sulla sua famiglia e su chi la conosceva.

…nel paese del melodramma, dove la giustizia si amministra in nome non già del popolo italiano ma delle vittime… (Guido Vitiello – Il Foglio)

Eppure, dopo 20 anni, ancora ricordo l’impressione di sdegno che mi suscitò il video dell’interrogatorio della Signora Alletto, lasciata dal magistrato da sola, con il cognato (ispettore), affinchè la convincesse ad avvalorare la tesi dell’accusa:

Mesi dopo sui giornali finirono alcune registrazioni degli interrogatori ad Alletto, dove si intuì che la procura aveva usato metodi intimidatori e sostanzialmente costretto Alletto a fornire loro qualche informazione per non essere accusata lei stessa dell’omicidio.

Posso solo ricordare: ricordare Marta Russo che è stata uccisa, ricordare un processo che sarebbe più comodo dimenticare.

Capezzone, i PM, Marta Russo…

Leggo che la cassazione avrebbe respinto il ricorso di Daniele Capezzone avverso una sentenza di condanna per aver denunciato:

“i comportamenti letteralmente teppistici di alcuni magistrati” e facendo riferimento a “testimoni minacciati”, formulando un giudizio severamente negativo sulle modalità con le quali il processo era stato condotto sia nella sede naturale che in quella mediatica.

…i magistrati che si occuparono del processo “Marta Russo”.

Capziosa appare le motivazione, secondo cui la “valutazione” del Capezzone sarebbe stata “lecita” se accompagnata da “informazione e critica“:

Secondo la V sezione penale in questo caso Capezzone non ha esercitato un diritto di critica. Infatti, scrivono gli ‘ermellini’ nella sentenza 5877, nella dichiarazione stampa fatta dall’attuale portavoce del Pdl “non vi è traccia di un ragionamento volto a dimostrare una tesi ma il ricorso al mezzo di diffusione mediatica è servito in concreto a saltare ad una conclusione tranciante quanto immotivata e quindi risultata nè più nè meno pari ad un gratuito insulto capace di vulnerare l’onorabilità del magistrato senza nel contempo offrire al lettore l’informazione e la critica che la carta costituzionale consente”.

Ma ancora più inquietante è questo passaggio in cui si censura la dichiarazione di Capezzone poiché…:

“proprio per la sua essenzialità ha prodotto un effetto immediato ingiustificatamente devastante poichè capace di associare l’attività del pubblico ministero nel noto processo ai comportamenti delinquenziali propri dei teppisti che si sottraggono a qualsiasi controllo sociale”.

E quale sarebbe, di grazia, il “controllo sociale” a cui non si sottraggono i PM, contrariamente ai “teppisti”? Ma il video della testimone Alletto lasciata dai PM “nelle mani” di un parente (?) che sembrava volerla costringere con minacce ad accusare Scattone e Ferraro, nonostante lei continuasse a ripetere di non sapere nulla della vicenda…, ce lo siamo sognato?