I morti viventi

Io sono per la libertà. In tutto. Figurarsi sul modo di ascoltare musica… però certe cose non le capisco.

Vinile, il mercato italiano vola e la produzione non sta al passo

Quasi 10 milioni di euro di ricavi, una crescita del 52% e una quota di mercato passata dal 3 al 6%. Ma solo una fabbrica che confeziona dischi industrialmente.

Un’interesante articolo su Lettera 43.

A inizio estate la multinazionale Sony ha diffuso la notizia che dal prossimo anno aprirà una nuova industria di dischi in vinile in Giappone per far fronte alla sempre costante crescita della domanda. È una notizia sorprendente, come se la Ford annunciasse di voler aprire una fabbrica di carrozze

P.S.: alla mia perplessità non c’è limite! E già temo il passo successivo

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Il grande ritorno del vinile. ‘Na cippa.

Da un po’ di tempo gira la voce che il vinile sta riprendendo il posto preminente che una volata aveva (per mancanza di concorrenza) nelle case degli appassionati di musica. Io ho acquistato quintali (letteralmente) di dischi in vinile, alcuni li ho presi più volte per averli completamente consumati con le puntine. Ma da quando la tecnologia digitale, e lo sviluppo delle elettroniche dedicate alla riproduzione, hanno raggiunto un buon livello (da almeno 25 anni) io ho solo comprato CD. E non me ne pento.

Mi pare dunque bizzarro il ritorno di un sistema “complesso”, costoso e fragile. Ero perplesso, sino ad oggi, quando ho letto un articolo sull’ultima fabbrica italiana che produce dischi in vinile:

Phono Press è sul mercato da oltre 30 anni, e solo di recente ha cambiato sede per far fronte alle richieste di un mercato che è effettivamente esploso… “ma in media ogni ordine non passa i 500 / 1000 dischi”

Per capire… io ho stampato 500 copie del bootleg “Police Au Bourget” nel 1982, e 500 copie erano “pochissime”.