Dopo aver “dipinto” Silvio Berlusconi come una sorta di Padrino mafioso, mandante di stragi e delitti… come un Don Vito Corleone qualsiasi…, è straordinaria la coincidenza che lo vede “attaccato” da un membro di una famiglia Tartaglia, come nel film di Coppola.
che se è il tuo hobby…, mbhè, poco male. Ma se dal “Golf” ricevi guadagni per circa € 67.000.000, 0o0 (si, sessantasettemilioni di euro, solo nel 2008), allora la cosa è assai diversa.
Elmar Burchia (?) firma sul Corriere un pezzo che si apre così:
e prosegue su questo tono.
Alcune note al riguardo:
Spunta? Ma come “spunta”? Si è staccato (effettivamente) dalle coste Antartiche e viene seguito da anni dai satelliti di tutto il mondo… e “spunta”?
Davanti alle coste australiane… forse “tecnicamente”, ma qualcosa che si trova a 1.700 km da casa mia… io non la considero “davanti” a me;
nell’articolo si parla di avvistamenti di iceberg alle isole Macquarie definendoli “più unici che rari”. Le isole sono qui, nel pieno della regione sub-antartica, ed il loro panorama è questo (più unici che rari, eh?):
Allora sono andato a vedere chi fosse l’autore del pezzo, Elmar Burchia. Non ho trovato cenni biografici, ma non mi pare goda di una gran reputazione.
oltre ad una comprensibile solidarietà nei confronti dell’Onnipotente, viene naturale soffermarsi su qualche considerazione accessoria:
Joseph Ratzinger è un amante – e conoscitore – della musica;
Joseph Ratzinger ama la musica – e la suona – tanto da farsi portare in Vaticano il suo pianoforte;
Joseph Ratzinger disse, dopo il concerto in suo onore offerto dal Presidente Napolitano (la “Ritirata Notturna di Madrid” di Luciano Berio, il “Canto del Destino” di Johannes Brahms e la “Settima Sinfonia” di Ludwig van Beethoven): (la musica sia)…
«chiamata, in modo singolare, a infondere speranza nell’animo umano, così segnato e talvolta ferito dalla condizione terrena. Vi è una misteriosa e profonda parentela tra musica e speranza, tra canto e vita eterna: non per nulla la tradizione cristiana raffigura gli spiriti beati nell’atto di cantare in coro, rapiti ed estasiati dalla bellezza di Dio».
l’otto per cento dei nostri laureati non è in grado di utilizzare pienamente la scrittura. Anzi, peggio: 21 laureati su 100 non vanno oltre il livello minimo di decifrazione di un testo. Cioè, se proprio va bene riescono a far partire la lavastoviglie leggendo le istruzioni, oppure intuiscono le controindicazioni dell’aspirina.
Tanto per spiegarlo a chi non ci crede … questo è quanto era nel libro di mio figlio (oggi in terza media):
“…si fingono surfisti in pose statutarie.”
“Come sono felice che sei venuta”.
“È possibile che non riesci ad andare d’accordo con nessuno?”
“Ma se non sapevo neanche che c’eri!”.
Se poi vi racconto che le frasi sono tratte da brani di Federico Moccia (No, dico, Moccia!!), assurto al pari di un Manzoni qualsiasi…. tutto torna, no? D’altronde oramai è giunta all’insegnamento la prima generazione di capre, diplomate e laureate dopo il fallimento della scuola italiana. Emigrare, subito! Emigrare, subito! Emigrare, subito! Emigrare, subito! Emigrare, subito! Emigrare, subito! Emigrare, subito!